martedì 12 settembre 2017

Lo stress si misura? eh sì!

Il Questionario per sondare la quantità di stress

 

  • 1. QUANTO SPESSO SPERIMENTI SITUAZIONI STRESSANTI?
  • 2. QUANTO SPESSO TI SENTI STANCO SENZA UNA RAGIONE ?
  • 3 .QUANTO SPESSO DORMI MENO DI 8 ORE PER NOTTE?
  • 4. QUANTO SPESSO TI SENTI ANSIOSO O DEPRESSO?
  • 5. QUANTO SPESSO TI SENTI SOPRAFFATTO DALLE COSE O CONFUSO?
  • 6. QUANTO SPESSO SENTI MENO DESIDERIO SESSUALE RISPETTO AL NORMALE?
  • 7. PRENDI PESO CON FACILITA’?
  • 8. SEI A DIETA?
  • 9. SEI ATTENTO ALLA QUALITA’ DEL CIBO CHE MANGI?
  • 10. QUANTO SPESSO DESIDERI CARBOIDRATI (DOLCI O FARINACEI)?
  • 11. QUANTO SPESSO HAI DIFFICOLTA’ DI MEMORIA O DI CONCENTRAZIONE?
  • 12. QUANTO SPESSO HAI MAL DI TESTA TENSIVI, O TENSIONE MUSCOLARE AL COLLO, SPALLE O MANDIBOLA?
  • 13. QUANTO SPESSO HAI PROBLEMI DIGESTIVI, FLATULENZA, REFLUSSO GASTRICO, ULCERA GASTRICA, COSTIPAZIONE O DIARREA?
  • 14. QUANTO SPESSO TI AMMALI O PRENDI RAFFREDDORI O INFLUENZA?



Per ogni risposta negativa = 0
Per ogni risposta "a volte" = 1 
Per ogni riposta "spesso"= 2 
Punteggio da 0 a 5 = basso rischio di stress
Punteggio da 5 a 10 = rischio moderato
Punteggio superiore a 10 = sei sotto stress, sarà meglio fare qualcosa per star meglio


(cit. Cinotti N.) 

sabato 9 settembre 2017

Il vaso di Pandora




Vi racconto una storia fantastica.
C'era una volta Prometeo, un titano, ossia uno dei figli di Urano e Gea, il cui nome vuole dire "colui che prima pensa". Questi, spinto dal desiderio di rendere gli uomini indipendenti dagli Dei e più coscienti di se stessi, ruba con l’inganno il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini.
 Zeus punisce Prometeo incatenandolo ad uno scoglio e facendogli  divorare il fegato da un aquila di giorno, mentre di notte ricresce, così che l'aquila se ne possa cibare anche il giorno seguente (mmh).

Per punire gli uomini, invece, ordinò ad Efesto di plasmare una bellissima ragazza, Pandora (="tutti i doni"), alla quale gli Dei infondono ogni sorta di virtù.
 Ermes, tra gli altri, le aveva donato la curiosità, e venne poi incaricato da Zeus di condurla dal fratello di Prometeo, Epimeteo (="colui che riflette in ritardo").
 Prometeo avvisò Epimeteo di non accettare doni da Zeus, ma lui non ascoltò e sposò Pandora e ricevette anche un misterioso vasod a non aprire, solo in custodia.
 I due vissero per lungo tempo felici e contenti, ma Pandora era curiosa: che cosa c’era all’interno quel misterioso vaso? E un giorno non resistette e lo aprì, seguendo inconsapevolmente l’astuto piano di Zeus. Da esso uscirono tutti i mali del mondo, (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, l’odio, la menzogna, l’avidità, l’accidia ecc.) che si abbatterono sugli uomini.
 Sul fondo del misterioso vaso rimase solo la speranza che uscì per ultima per alleviare le lacrime e la sofferenza dei mali.
La mitologia è come un bellissimo codice di saggezza.
 «Essa nasce dall’uomo ed è scritta dall’uomo, per favorire l’evoluzione e il miglioramento della vita dello stesso» (cit).
Dentro ciascuno di noi custodiamo un vaso come quello di Pandora, dentro cui sono nascosti - perché non ci piacciono e ce ne vergognamo - i dolori e le ferite di queste ed altre vite, con le incomprensioni, i peccati, i vizi, gli errori, come li vogliamo chiamare.
Al contrario del mito sarebbe opportuno aprirlo, ma non da soli: aprirlo con una guida, un poco per volta, sanando, conoscendo, imparando, ripulendo. Trasformando.
Perché sennò si aprirà da solo, forzatamente spinto da una crisi. E allora… boooooommmmmm
Questo mi pare possa essere il significato di una crisi. Se non lo affrontiamo e risolviamo ritornerà ancora e ancora e ancora. Se invece impariamo, faremo un passo avanti nella nostra crescita.
Ho trovato come: con le istruzioni! Facili, non semplici.
Grazie alla http://www.scuolalacommedia.it/

venerdì 8 settembre 2017

La De-Pressione: un'invenzione… reale


Si usò per la prima volta questo termine a metà '800 in un contesto medico: era il periodo storico dei motori a vapore, delle locomotive, di Jules Verne. Fu lì che abbiamo cominciato a confrontare il corpo umano con una macchina con le sue valvole, i suoi pistoni, le sue pressioni e le sue depressioni.

 Si credeva che tutto sarebbe stato risolto in questo modo.

 La pressione diminuisce = il motore rallenta. Per riavviarlo basta "ripristinare la pressione". 

Abbiamo quindi cominciato a vedere la grande stanchezza e la caduta del morale come problemi meccanici.


Charles Baudelaire la definiva lo "spleen" la noia di vivere, termine che unisce il greco e l'inglese (= milza).
Già migliaia di anni fa si parlava di malinconia, tristezza, disperazione.

 Il periodo più pericoloso della vita
, una sensazione definita come "essere alla fermata".

 Questa sensazione è comune. Il periodo tra i 40 ei 60 anni è quello di "illusioni perdute" e la depressione è statisticamente osservata in questa fascia di età, sin cui si sente ancora il "dovere" di avere successo, ma si può già avere l'impressione che non ci si arrivi.
Intorno a sé si vede chi trionfa, con la nostra stessa età e meno talento. Questo può dare un complesso di inferiorità. Inoltre, questa era l'età in cui i problemi obiettivi della vita cominciano ad imporre se stessi. Questo è il momento dei primi problemi di salute.
È anche la menopausa, per le donne. Il periodo che la mia amica Chetty di New York definisce "Krono".

Si iniziano anche ad incontrare le vere sfide con i bambini che crescono e portano grandi preoccupazioni. Con i  genitori che iniziano ad avere veramente bisogno di noi. Spesso accade in questa fase il fallimento professionale o coniugale: è sempre più difficile pensare che il futuro ha buone sorprese per noi che cancellerà tutto!

Un altro punto, molto importante anche se raramente menzionato: fino a 40 anni, possiamo invocare gli "errori della giovinezza" per scusare le sue sciocchezze, le sue debolezze, più o meno serio. Ma dopo 40 anni ... è meno credibile.
Contrariamente agli altri e a sé, non si può più sfuggire troppo dalle proprie responsabilità. Non possiamo più dire che non sapevamo, che siamo stati ingannati dalla inesperienza.
Così, naturalmente, comincia a accumulare il peso del rimorso, la consapevolezza che il tempo dell'innocenza è sicuramente dietro di noi ... È allora una "crisi" dove si perde tutta l'energia, voglia combattere. Si sente svuotato, si pensa che niente ha senso, si perde il gusto delle piccole cose che ci hanno distratto e ci ha dato piacere. Si può perdere il sonno, un gusto per la vita.
Al minimo evento, tutto crolla.
«Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura», dice il grande Dante.
Ho scoperto con mia somma sorpresa che la crisi può essere un'enorme opportunità.

E di questa opportunità vi racconto la prossima puntata!

lunedì 4 settembre 2017

Quanto è difficile dire di no


Tempo fa ho scoperto quanto sia difficile dire di no per alcune persone. Ero già tutta trulla pensando: "come sono brava, per me è facilissimo, anzi!". Poi, riflettendoci, mi sono accorta che a volte sto zitta per non urtare l'altro, per non mettermi troppo in gioco, per quieto vivere. Accetto consuetudini per "finto amore". Rinuncio a me, in cose piccole, ma sì. Alcune abitudini sono come il tacito consenso ad un "si fa come al solito" che in realtà non ho scelto.
Come nel guidare si conoscono già i gesti e si innesca l'abitudine (pilota automatico!) così nella vita.
Se perdiamo l'attenzione però andiamo a sbattere!
Rompere una consuetudine fa bene. Perché così si è più presente e ci si gode di più il momento.
«Perché le cose cambino bisogna cambiare qualcosa» ha detto una nostra stimata insegnante, Benedetta, citando qualche saggio.
Ci sto provando. Anche se so già che ci ricasco, perché la strada vecchia mi dà un'illusoria sicurezza e a volte ci ritorno. Ma ogni piccolo sforzo porterà frutto in sé anche se non so dove porta.
Sarà sempre più facile.
Perché? Le abitudini trasformano il nostro cervello in un groviera: sono buchi.

«L'abitudine ci dà un rassicurante senso di dipendenza che spesso supera la nostra capacità di dire di no e di cambiarla. Dietro a questa difficoltà sta la paura di rimanere esclusi, tagliati fuori, la paura – vecchia compagna – di perdere qualcosa o qualcuno. Così diciamo sì, senza discriminazione a cose che ci toglieranno energia per noi. Diciamo sì alla ripetizione di vecchi schemi. Diciamo sì per principio e un po’ automaticamente, salvo poi pentircene amaramente alla fine della giornata». (cit. N. Cinotti)
Ho trovato una strategia interessante, e ve la propongo.
1.    Dire no come modo di prenderci cura di noi, con compassione. Ripetendo questa abitudine mi rispetto? Oppure serve più all’altro che a me così me lo tengo buono e magari mi vorrà un po' bene? (=elemosina!).
2.    Mi dò il permesso di decidere a a cosa dire no: favori assurdi, lavori gratis… persone che risucchiano, situazioni in cui sto scomodo e che mi condizionano negativamente.
3.    Filtro SI: SCELGO di dire di sì solo alle cose che ci ispirano, alle persone che ci nutrono, ai piani che sostengono e realizzano i nostri sogni e il nostro benessere. Anzi, faccio la lista…
4.    … perché così non cerco scuse: ho delle cose prioritarie, quindi: “no, grazie”
5.    «Immagina il futuro. Se proprio sei in difficoltà prova ad immaginare come ti sentirai dopo aver detto di NO e come ti sentirai dopo aver detto di SI e scegli la situazione in cui ti senti meglio. Puoi anche offrire un compromesso tra la richiesta dell’altro e la tua esigenza: non siamo sempre obbligati!» (cit)

Aggiungo: se scegliamo, se facciamo pulizia, avremo molta più energia.
E anche tempo!
Il tempo è un patrimonio limitato.
Il momento è adesso!

martedì 22 agosto 2017

Quando capita che ci si accorge dopo di qualcosa che si è fatto…

Grazie all'esperienza con la scuola di counselling La Commedia sto accorgendomi di quanta totale inconsapevolezza mi ha accompagnato e tutt'ora fa parte della mia vita… per non parlare di quante volte più o meno volontariamente mi "assento" dalla realtà.
E a voi quante volte è capitato di accorgervi dopo di quello che avevate fatto?
Con le nostre azioni urtiamo, senza accorgercene, i sentimenti di qualcun altro e le conseguenze diventano visibili solo più tardi.
Si chiama "ritardo temporale".
Annebbia la comprensione di come abbiamo contribuito a creare il problema a cui, in seguito, cercheremo di portare rimedio.
La tecnologia virtuale produce inoltre un effetto dis-inibitorio.
Alcune delle nostre abilità sociali si basano sul contatto visivo per cui quando siamo in una relazione virtuale non riusciamo a mantenere attive queste capacità. La nostra struttura neurologica è costruita sulle interazioni facca a faccia e non sulle e.mail o sugli sms o whatsapp. Quando siamo in una relazione reale il nostro cervello legge i messaggi corporei e non verbali e li utilizza per comprendere in maniera più articolata la comunicazione che, come sappiamo è fatta per il 15% di contenuto verbale e per il restante 85% di contenuto non verbale. Se siamo in una comunicazione virtuale il nostro cervello perde la possibilità di leggere questi messaggi ed è meno in grado di stare in un corretto processo di decision making.
La cyber disinibizione comporta che le emozioni vadano fuori controllo. Se siamo irritati, cosa che normalmente riusciremmo a controllare, in maniera virtuale diventiamo invece una furia emotiva. E se questo accade ad un adulto, per un adolescente – che attraversa una fase a basso controllo emotivo – diventa ancora più difficile.
Cosa fare? stacchiamo un attimo: prendersi una pausa prima di inviare un messaggio per "sentire" la persona che lo riceverà e immaginare come è probabile che si senta e quali possono essere le sue intenzioni. Aiutare a sviluppare consapevolezza rispetto ai processi di decisione. Aiutare a rispondere riflessivamente, sono tutti mezzi che possono migliorare l’uso della tecnologia.
E poi direi: incontriamoci, parliamoci, abbracciamoci, litighiamo pure!

martedì 1 agosto 2017

Il nostro secondo cervello: l'intestino


La mia mamma per ogni emozione sgradevole ha una colica. E' talmente sensibile…
Mi è venuto in mano questo schemino molto facile che fa capire quanto è importante il lavoro degli abitanti buoni del nostro intestino. E' immediato anche capire come fare per aiutarli.
Ora che - spero - siamo in vacanza, prendiamocene cura.

Ne approfitto per passarvi una storiella spassosa che mi aveva insegnato… il mio papà! proprio così!

La vera storia del capo

Quando fu creato il corpo umano, tutti gli organi presentarono domanda perché fossero eletti a capo di esso.
Disse il cervello:
Io sono l´intelligenza e trasmetto gli ordini a tutto il corpo ed è giusto che sia io il capo.
Lo stomaco disse:
Io trasformo in energia tutti i cibi, quindi è giusto che sia io il capo.
Le gambe dissero:
Noi sfruttiamo l´energia resa dallo stomaco e muoviamo il corpo, quindi è giusto che siamo noi il capo
Di seguito tutti gli organi presentarono tutte le loro motivazioni piú o meno valide per diventare il capo.
Ma, quando toccó al buco del culo tutti scoppiarono in una grande risata.
Allora il buco del culo indispettito si mise in sciopero e non fece piú lo stronzo, cosí in poco tempo tutto il corpo stava male.
Il cevello divenne febbricitante. Lo stomaco aveva crampi e le gambe non si reggevano piú.
Cosí, prima di giungere alla morte, tutti gli organi decisero all´unanimità che fosse il buco del culo a fare il capo e ricominció a fare lo stronzo.
MORALE:- Non c´è bisogno di un genio per fare il capo, basta che ci sia qualcuno a fare lo stronzo.

Il nostro dialogo interiore: un frullatore!

Sono un'esperta di frullatore di pensieri. Voi no?
Ho scoperto di recente che è una mia difesa! Oltre all'uscire, con la mente e a volte pure con il resto.
Non fa tanto bene.
Valutatiamo le nostre azioni, come un commentatore di calcio. Però i giocatori non sentono, noi sì. E quando questo voce è critica, può essere emotivamente distruttivo.
«Che scema che sono»... appunto!
Spesso ci "molestiamo" anche senza ragione. Ci sfidiamo e alla fine ci congeliamo.
Con i compagni di corso abbiamo definito tutto ciò «il comitato delle stronzate» (cit. Franco).
E più si ascolta la critica che si sta facendo a sè, più si taglia la conversazione intorno. Nel giro di pochi minuti, ci si può sentire così male da lasciare la realtà. Nei giorni seguenti, si ritorna all'episodio e nascono altri sottoprodotti del frullatore: insoddisfazione, rimpianto, rimuginio, lamentela...
Creiamo un nemico dentro di noi.
Possiamo trasformare le nostre emozioni a nostro favore. Possiamo anche esprimere il nostro parere, anche se è diverso da tutti. Il dialogo interiore prende la seguente forma: "Sono contento di aver difeso il mio punto di vista"; "Penso di aver parlato molto chiaro! "; "Non ho perso la faccia"; "Questo è solo un episodio di una serie; ho il diritto di pensare quello che voglio.
Così ci rassereniamo, ci sentiremo più forti all'interno, ci si concentrerà sugli aspetti positivi e saremo più fieri di noi stessi. Facile no?
Penso che mi farò un frullato di frutta. Molto meglio!
angelica1212.oneminutesite.it