martedì 12 dicembre 2017

grazie degli auguri… ancora un po' e poi riposo!


Oggi compio gli anni (50!) e sto lavorando da 10 ore, ancora non si finisce…

Molti di noi vivono solo nel regno della mente, mai pienamente nel corpo. Come se il corpo fosse un contrattempo….la dura verità è che non siamo puri spiriti, né teste fluttuanti sul corpo. Siamo animali vivere “il tenero animale del nostro corpo” significa rispettarlo e rispettare i nostri sensi. Katrina Alcorn, Maxed Out

Per cui ricordo a tutti che si può fare qualche micro pausa salutare, anche quando si lavora:
  • Riposo degli occhi: chiudiamo gli occhi: per poco, quello che si può. Se siamo ad un terminale guardiamo fuori dalla finestra la neve. Ma lasciamo anche che gli occhi riposino guardando le costellazioni dentro di noi, senza pensieri.
  • Riposo della voce: deglutire, bere un sorso d'acqua o di tisana tiepida se possibile; fare silenzio; ruotare lentamente il capo, mobilizzare il collo.
  • Riposo delle orecchie: appena c'è un attimo di silenzio: godiamocelo. Cambiamo stanza cercando un attimo di quiete. Passiamo troppo tempo nel frastuono.
  • Riposo del corpo: cambiamo posizione; concediamoci di cambiare posizione. Qualunque sia la tua posizione abituale non lasciare che il corpo la sopporti tutto il giorno. Prendi un riposo muovendoti, camminando lentamente lungo il corridoio, stiracchiandoti e sciogliendoti . È incredibile come il corpo soffra nel rimanere nella stessa posizione.

sabato 9 dicembre 2017

Buona preparazione ai nuovi viaggi

https://www.youtube.com/watch?v=xZlAr7dbYe4

Questa sopra la canzone che noi del coro Joy abbiamo amato tanto, del gruppo Gen Arcobaleno.
Mi piace pensare che la strada la disegnamo noi stessi, con i nostri gesti, le nostre azioni, i nostri pensieri ed i nostri sogni.
Qui sotto appunti di viaggio di un anno fa a confronto....
Buon viaggio, durante l'Avvento, verso il Natale del Signore, a tutti nostri amici.
Buon viaggio per le vacanze, buon viaggio per l'anno nuovo.
In ebraico la parola ebraica "dèrek " vuol dire:  “via”, strada, viaggio, è una metafora per indicare lo stile di vita etico-religioso e sociale; nella versione greca detta “Settanta” (LXX) si parla della via della vita, via della salvezza. E a noi pellegrini piace proprio tanto!

http://www.pineroloindialogo.it/pineroloindialogo2017/pineroloindialogo12_2017/viaggiare.htm

lunedì 4 dicembre 2017

Apertura per riprenderci la morbidezza

Questa bella creatura è Asia con una sua passata cucciolata, sbucano qui e lì Moka ed Emma coi fratellini… che tenerezza!
Dove risiede questo sentire?
Per A. Lowen, sentire «il piacere è la percezione di un movimento espansivo nel corpo: aprirsi, protendersi, entrare in contatto. Gli atteggiamenti di chiudersi, ritirarsi, controllarsi vengono vissuti come ansia e dolore».
Conosco delle persone che si mostrano in modo spinoso e persino aggressivo. Mi ero già detta "è una maschera",  oppure "una difesa" ma non mi era chiaro da dove venisse e perché spingessero solo questo fuori da sé.
Poi ho avuto un'ispirazione. Innanzitutto ho visto la mia e l'ho addomesticata. Poi...
In Capitan Hook, il Peter Pan diretto da Spielberg, con Robin Williams nei panni di un Peter adulto, avvocato con figli, e Hook, Uncino, interpretato da Dustin Hoffmann, la bimba di Peter, alla fine della storia, osservando il grande coccodrillo impagliato che si è inghiottito Uncino (ecco, ormai ve l'ho raccontato, ma sicuramente lo sapevate!) dà una spiegazione all'acredine del Vecchio Capitano: «poverino, gli mancava la sua mamma». E' così?! chissà…
queste parti di noi così dure, sono così perché "cresciute in assenza di tenerezza".
Se c'è tenerezza ci apriamo e ci ascoltiamo. Comprendiamo.
Quindi crescere non è proprio per nulla cancellare i difetti o esaltare i pregi. Ma aprirsi, espandersi. Così i nostri difetti si trasformano.

sabato 2 dicembre 2017

Corenergetica x riprenderci l'energia

Presso la Scuola la Commedia i miei insegnanti terranno giornate aperte e serate di bodywork.
Uno dei primi straordinari risultati è di trovare in noi stessi molta più energia.

Uno dei più semplici esercizi consiste nello stare in grounding, ossia in posizione di radicamento. Per scoprire di più www.scuolalacommedia.it


angelica1212.oneminutesite.it

mercoledì 29 novembre 2017

Respira e riposa

Quest'anno il corso Libera la voce  presso la sede pinerolese Uni3 ha oltre 60 iscritti wow! Per fortuna non venite tutti insieme!  Ma mi piacete molto, sento che mi sto perfezionando.. . Quindi ecco una lezione extra breve breve. Respirare x dormire. Come? Facile. Innanzitutto respirazione addominale e non toracica, poi lentissimo espiro. In particolare tenendo la lingua appoggiata all'interno dei denti incisivi, e, con la bocca socchiusa emettere un silenzioso "th". 5 volte e poi si dorme. Provate un poco....

martedì 28 novembre 2017

Respirare per prepararsi a scrivere


La scrittura a mano, così come il disegno o la pittura, inducono a movimenti e muscoli completamente diversi rispetto alla scrittura digitale, in cui si batte su una superficie piana. Così Valeria Maggiali ha ideato una sequenza di asana (yoga) di preparazione alla scrittura, in cui sentire il corpo, per fare spazio al silenzio, dove abitano le parole, per dare vita ai gesti che si trasformano le parole.

Dandasana: Seduti con la schiena dritta e le gambe distese in avanti alla distanza dei fianchi, le braccia lungo il corpo e le mani con i polpastrelli delle dita puntati. Ad ogni inspirazione premere i polpastrelli e gli ischi a terra mentre si allunga la colonna verso l’alto. Ad ogni espirazione sgonfiare il petto e premere l’ombelico verso la colonna e verso l’alto. Le gambe attive, premute verso terra, compresi il cavo dietro il ginocchio e i talloni.
In Dandasana eseguire la sequenza: inspiro e unisco gli avambracci fino a far combaciare i mignoli, mi preparo all’ascolto. Espiro, allontano le braccia e ricevo. Inspiro, piego le braccia verso l’alto fino ad avere i gomiti all’altezza delle spalle, guardando le mani contemplo ciò che ho ricevuto. Espiro, porto le braccia dietro la testa, tenendo gli avambracci premuti e trasformo in riflessione ciò che ho ascoltato. Ripeto per 5 volte.
Sukasana: Metto le mani dietro la schiena con le dita rivolte verso i glutei, premendo sui polpastrelli apro il petto verso l’alto, a ciò che verrà. Torno in Sukasana e mi ringrazio per questi minuti di pratica e passo le mani unite in anjali mudra (mani giunte, saluto) sulla fronte ripetendo mentalmente “benevolenza nei pensieri”, sulla bocca “ benevolenza nelle parole” sul cuore, “benevolenza nel sentire”. Termino con un respiro.
Ripeto la sequenza fino al momento in cui mi sento pronto a scrivere. Scrivere anche solo una parola, un elenco di parole, una breve lettera. Senza paura della sintassi, senza paura della grammatica. (lib. cit. N. Cinotti)

venerdì 24 novembre 2017

Riprendiamoci i nostri sensi

«Stai nel sentire». Lo dico per me, non è scontato. Anzi.
Lo dico col mio bel bagaglio di immaginazione e fantasia.
Ma le risposte dei sensi hanno risonanze affettive, non siamo insensibili a ciò che vediamo, udiamo, odoriamo, tocchiamo. Spesso la risposta sensoriale è la porta per l’emergere di una emozione. 
Penso a certe canzoni che mi risunonano dentro, odori che mi attirano (o schifano), sapori che mi fanno tornare indietro.
C'è un legame forte tra sentire ed emozioni.
La mia propriocezione mi informa sulla posizione del corpo e delle sue parti. Tutte collegate. 
«…E’ importante come stai lì, in piedi. Come ascolti la cosa che sta per accadere. Come respiri»
(William Stafford da “Essere una persona”).

I sensi ci mettono in contatto con il mondo di fuori e quello di dentro.
I sensi sono anche il nostro punto di contatto con l’esperienza e sono quindi estremamente suscettibili ai processi di ritiro ed espansione.

Ho trovato un modo per definire i landscapes che ci giungono dai nostri sensi.
Dalla vista.
Guardo l'angolo autunnale di bosco che spunta dalla finestra. Se sono triste vedo le foglie morte. Se sono allegra vedo il giallo che ride.
E quando sono io ad essere vista? Il mio corpo risuona diversamente se mi osserva mio marito, piuttosto della capoufficio.
Vedere ed essere visti esprime reciprocità e influenza le emozioni
Dall'udito
Certi suono sono un concerto, gli uccellini quando passo in bici, certi altri mi feriscono, come gli strombazzi dei clacson. Dipende anche da me: i corvi mi ricordano che sono necrofagi e il loro crac mi urta. Il clacson di un'auto di un amico mi fa piacere.  
Dal tatto
Il contatto ci nutre. Non solo quello delle persone, ma anche
il calore del sole o l'aria come dice la nostra insegnante Assunta Bianciotto.
Possiamo essere fuori contatto – non amiamo internet perché che contatto ci dà? – possiamo perdere il contatto, sentirci toccati (nel cuore) e toccare il cielo con un dito!
Dal gusto e dall'odorato
Mi piace entrare in cucina e sentire l'odore del caffé, diceva la mia amica Giulia. Lo si pregusta.
Mentre dal canto mio non amo l'odore del pesce cucinato la sera prima.
A me piace l'odore di Mauro mio marito. Sa di biscotto al cioccolato. Dev'essere per questo che l'ho sposato.
Ci sono odori che dipendono dal profumo o dalla pulizia: è un messaggio intimo che richiama la mia attenzione. Altri ancora arrivano dall'Oltre ma questo è un altro affare.


Cosa mi aiuta a lasciar arrivare a me una sensazione, senza abbellimenti e senza sforzo? Una sfida elementare all’attenzione e alla ricezione. Sentire qualcosa senza giudicare è difficile, eppure è molto interessante. angelica1212@oneminutesite.it