martedì 1 agosto 2017

Il nostro secondo cervello: l'intestino


La mia mamma per ogni emozione sgradevole ha una colica. E' talmente sensibile…
Mi è venuto in mano questo schemino molto facile che fa capire quanto è importante il lavoro degli abitanti buoni del nostro intestino. E' immediato anche capire come fare per aiutarli.
Ora che - spero - siamo in vacanza, prendiamocene cura.

Ne approfitto per passarvi una storiella spassosa che mi aveva insegnato… il mio papà! proprio così!

La vera storia del capo

Quando fu creato il corpo umano, tutti gli organi presentarono domanda perché fossero eletti a capo di esso.
Disse il cervello:
Io sono l´intelligenza e trasmetto gli ordini a tutto il corpo ed è giusto che sia io il capo.
Lo stomaco disse:
Io trasformo in energia tutti i cibi, quindi è giusto che sia io il capo.
Le gambe dissero:
Noi sfruttiamo l´energia resa dallo stomaco e muoviamo il corpo, quindi è giusto che siamo noi il capo
Di seguito tutti gli organi presentarono tutte le loro motivazioni piú o meno valide per diventare il capo.
Ma, quando toccó al buco del culo tutti scoppiarono in una grande risata.
Allora il buco del culo indispettito si mise in sciopero e non fece piú lo stronzo, cosí in poco tempo tutto il corpo stava male.
Il cevello divenne febbricitante. Lo stomaco aveva crampi e le gambe non si reggevano piú.
Cosí, prima di giungere alla morte, tutti gli organi decisero all´unanimità che fosse il buco del culo a fare il capo e ricominció a fare lo stronzo.
MORALE:- Non c´è bisogno di un genio per fare il capo, basta che ci sia qualcuno a fare lo stronzo.

Il nostro dialogo interiore: un frullatore!

Sono un'esperta di frullatore di pensieri. Voi no?
Ho scoperto di recente che è una mia difesa! Oltre all'uscire, con la mente e a volte pure con il resto.
Non fa tanto bene.
Valutatiamo le nostre azioni, come un commentatore di calcio. Però i giocatori non sentono, noi sì. E quando questo voce è critica, può essere emotivamente distruttivo.
«Che scema che sono»... appunto!
Spesso ci "molestiamo" anche senza ragione. Ci sfidiamo e alla fine ci congeliamo.
Con i compagni di corso abbiamo definito tutto ciò «il comitato delle stronzate» (cit. Franco).
E più si ascolta la critica che si sta facendo a sè, più si taglia la conversazione intorno. Nel giro di pochi minuti, ci si può sentire così male da lasciare la realtà. Nei giorni seguenti, si ritorna all'episodio e nascono altri sottoprodotti del frullatore: insoddisfazione, rimpianto, rimuginio, lamentela...
Creiamo un nemico dentro di noi.
Possiamo trasformare le nostre emozioni a nostro favore. Possiamo anche esprimere il nostro parere, anche se è diverso da tutti. Il dialogo interiore prende la seguente forma: "Sono contento di aver difeso il mio punto di vista"; "Penso di aver parlato molto chiaro! "; "Non ho perso la faccia"; "Questo è solo un episodio di una serie; ho il diritto di pensare quello che voglio.
Così ci rassereniamo, ci sentiremo più forti all'interno, ci si concentrerà sugli aspetti positivi e saremo più fieri di noi stessi. Facile no?
Penso che mi farò un frullato di frutta. Molto meglio!
angelica1212.oneminutesite.it

lunedì 31 luglio 2017

Caro Amico del blog


Caro Amico, del blog, nuovo o antico, come stai? e le Tue vacanze? spero proprio tutto bene! raccontami di te!!! 
Noi siamo stati qualche giorno al mare ma che bello che è stato... che bello non usare l'orologio, non dover rendere conto a nessuno, sentire e seguire i ritmi naturali e anche, se ci si sveglia, alzarsi presto per fare il bagno nel mare calmo e pulito senza nessuno.... Abbiamo nuotato, cantato, ballato, cucinato pesce, mangiato fuori, partecipato al karaoke e a concerti in spiaggia, camminato e tanto tanto: dormito!
Tutto in 3/4 gg! al ritorno problemi, ma si affrontano.
Presto ripartiamo, già abbiamo preparato ieri sera le valigie, mi aspettano due gg di full immersion al giornale, spero di poter passare ancora a salutare la mia mamma e il mio papà, che hanno gli anni, gli acciacchi e…  le paturnie....
Ti abbraccio con tanto affetto, fammi sapere di te.Ciao carissimo AMICO! bacioni e buona estate

https://www.youtube.com/watch?v=Ol8pdwcPBXE 

martedì 25 luglio 2017

Quando amore è Amore?


Non mi piace litigare on line. Ma qualche volta dire ciò che penso lo sento impellente.
Sono reduce da una discussione in cui donne vittime decantano il grande amore che hanno avuto/dato. L'autodistruzione non è amore.
No, non è amore. Né quello che si esprime con violenza/stupro/stalking/percosse/pretese. Né quello che lo riceve. «Ama il prossimo tuo come te stesso» (Gesù). Se non sono capace di amare me, ccome amerò gli altri? Se l'amore non suscita reciprocità, non entra nel flusso, c'è qualcosa che non funziona. Se alimenta egoismo di chi dà (oh quanto sono bravo!) e di chi riceve (è giusto che mi ami/servi): che amore è?
Mi rispondono: «Eh l'amore che dici tu è ideale». No. E' quello reale. Che parte da me.
Tutti noi abbiamo un sè (inferiore): “mio, mio, mio…”. Anche per colmare dei vuoti, anche in modo apparentemente gentile, generoso, compassionevole.
Ma l’Amore ci spinge: è una forza divina che ci spinge oltre il nostro ego, oltre i limiti del nostro cuore.
Non è semplicemente l'infiammarsi per qualcuno/qualcosa (eros), non è semplicemente l'attrazione sessuale. Non è il sentire più o meno immaginario che vi sgorherà dal cuore leggendo queste parole. E' Altro.
Non è riempire la giornata di fare. Senza essere.
E'.
Quanto è ampio il nostro cerchio di compassione, quanto ci siamo presi onestamente cura del nostro cuore e chi potremmo curare, infine, nella nostra vita?
Mi piace questo brano di Omid Safi e ve lo passo. E ringrazio: non avrei avuto parole più belle.
«Se questo cerchio riguarda solo noi è una forma di egoismo. L’amore ci spinge al di là. L’amore si diffonde oltre, verso la nostra famiglia, i nostri vicini, i nostri amici. Ma non deve fermarsi qui. Allarga il cerchio dell’amore.
Se il cerchio delle tue preoccupazioni riguarda solo una famiglia (la tua): è nepotismo.
L’amore mette il benessere di molte famiglie davanti alla propria. Ma non si ferma qui. Allarga il cerchio dell’amore.

Se il cerchio delle tue preoccupazioni riguarda solo un popolo: è tribalismo.
L’amore può portare insieme popoli che vivono dentro confini immaginari.  Ma non si ferma lì. Allarga il cerchio dell’amore.

Se il cerchio della nostra compassione si ferma ai confini della nostra nazione: è nazionalismo rabbioso.
Invece di essere protetti da un confine nazionale, abbracciamo un’intera comunità religiosa e da lì muoviamoci verso il globale e l’universale: non dobbiamo comunque fermarsi. Allarga il cerchio dell’amore.

Se il cerchio della nostra compassione si ferma ai confini di una comunità religiosa (e non va oltre)
è fanatismo religioso.

Dobbiamo continuare a spingere, approfondire, allargare il cerchio dell’amore. Quando l’amore arriva abbraccia tutta l’umanità senza eccezioni. Quando ogni vita umana, senza distinzioni di genere, colore, ricchezza, nazionalità, credo religioso viene abbracciata ci siamo elevati oltre i ristretti confini dell’egoismo, del nepotismo, del nazionalismo, del fanatismo religioso per arrivare ad un luogo che è degno di noi, degno d’amore.
Eppure non dobbiamo fermarci qui. Allarga il cerchio dell’amore.
Se ci occupiamo solo della vita umana, allora cerchiamo la supremazia dell’umanità. In qualche modo, in qualche forma, dobbiamo arrivare a condividere l’amore con ogni essere senziente. In qualche modo dobbiamo arrivare a vedere che la terra stessa è viva.
Che, sì, le colline sono vive con il suono della musica. E così sono le nuvole, i colibrì, le onde, l’alba, La foglia che cade in autunno, la formica nera che cammina tranquillamente sulla roccia di notte, la neve che cade silenziosamente nel vento.
In qualche modo dobbiamo arrivare a comprendere che siamo connessi. Non possiamo essere chi siamo se la natura non è più ciò che dovrebbe essere. È un cerchio d’amore perché un cerchio finisce proprio dove inizia. Non possiamo amarci se l’amore non ci spinge oltre noi stessi, all’angolo più distante del cosmo, e poi torna a noi. Ma il “noi” che torna non è più l’ego-sé da cui siamo partiti.
In ultima analisi, l’amore ha un mandato: rimanere radicato, fondato, servendo le persone vicine ma andando oltre, verso il globale, l’universale, il cosmo. L’amore rifiuta i confini, li annulla. L’amore cancella le frontiere come le ombre scompaiono nella luce, come la nebbia evapora alla luce del sole. L’amore è divino e l’amore ama tutto ciò che è Dio.  Cioè … Tutto.
Dobbiamo ricordare chi siamo e di chi siamo.
Abbiamo bisogno di ricordare di chi siamo stati, chi siamo, e di chi saremo ancora.
(…) Profondamente dentro di noi c’è una capacità che contiene l’intero universo. È in profondità nei nostri cuori perché è fatta ad immagine del Signore dell’intero universo.
Come diceva Martin Luther King "Se vogliamo avere pace sulla terra, la nostra lealtà deve essere ecumenica piuttosto che nazionale. La nostra lealtà deve trascendere la nostra razza, la nostra tribù, la nostra classe e la nostra nazione; e questo significa che dobbiamo sviluppare una prospettiva del mondo. Nessuno può vivere da solo. Nessuna nazione può vivere da sola, E tanto più cercheremo di farlo, tanto più avremo la guerra in questo mondo"».

venerdì 21 luglio 2017

Carissimi e carissime che mi seguite, vi mando un abbraccio particolare.
Siamo stati ospiti di Casa Carla B&B a Pinerolo http://www.bbcasacarla.it/ da Laura, che gentilmente ospita la sessione estiva dell'Uni3 nel bel giardino e ci offre merenda sotto il gazebo: quella "splendida dozzina" si è messa in gioco sul respiro e sulla voce con coraggio e apertura. Grazie!
Ricordo con le parole del Buddha che "il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza lo è".
Buona estate di trasformazione.
Con i gruppi ed i singoli vediamo in autunno con le lezioni ed i seminari.
Sapete dove trovarmi. Se continuo ad avere ispirazioni positive vi mando qualche cosa ancora qui su questa piattaforma che mi sembra un frisbee o un disco volante: va dovunque l'energia lo mandi.
angelica1212.oneminutesite.it


lunedì 17 luglio 2017

Oggi ho deciso: lascio andare. Che cosa?

(Tree of life - Gustav Klimt)

Lascio decadere la lotta ("Dropping the Struggle"… di Roger Houdsen) per amare la vita che ho.

«SCIALLA!»....
• Sì, lascio andare l'assurdità del voler essere perfetta di cui non sono nemmeno consapevole, lascio il voler riuscire ad essere al livello che il mio sé ideale si è inventato.
Lascio andare, è l'unico modo che ho imparato per uscire dal giudizio.
La vita ha sapore senza che lo cerchiamo, anzi per cercarlo non lo sentiamo più.
Se ci permettiamo di sentirla pienamente  non nella testa ma nella pancia, nel qui ed ora, avrà pienezza di significato.
«Pratica il ricordo del momento presente, ancora e ancora. Desidera stare dove di fatto sei. Per me è la più pregnante esperienza di significato che si possa avere». «Practice remembrance of the present moment, again and again. Be willing to be where you actually are. In my experience, that is the most inherently meaningful experience you can have». (Roger Housden)

• E' facile essere in relazione amorosa con qualcuno se stiamo in amore con noi stessi. Tuttavia...
«Essere soli ha molte sfumature di colore. Posso entrare in una stanza e riconoscere che ogni cosa è piena di vita: il divano rosso, le sedie, il tavolo da caffè con i libri poggiati sopra. Ogni cosa è viva con una presenza di esistenza. Se guardo al mondo con questi occhi – pensai – non sarò mai davvero solo. Appartengo a questa terra nello stesso modo in cui appartiene la quercia del giardino». (Roger Housden, sempre lui).
• Il tempo fa parte di questa vita.
Faccio così fatica ad essere per tempo. Ma se sono nella consapevolezza non c'è fretta e va tutto a posto. Com'è possibile?
«C’è una dimensione della nostra vita che vive nel tempo e un’altra dimensione che vive nella Presenza. Una dimensione di quiete e calma
. È da quest’ultima dimensione che proviene una conoscenza senza parole. Una conoscenza che ci dice cosa è necessario che sia fatto o cosa abbiamo bisogno di dire o che accada in un certo momento».(R.H.)
La conoscenza è degli altri, la saggezza dall'ascolto del Sè. Almeno così mi pare di afferrare. Non deriva dall'accumulare conoscenza.
• "La vita è una lotta"… uh quante volte me lo sono sentita ripetere.
Lottiamo soprattutto con noi stessi. Come se esistere non fosse abbastanza. Ok l'aggressività ma sento che dentro di me c'è una grande, più grande paura: quella di non farcela. E, ancora più profondamente, la paura di non avere nulla da offrire, nulla da dare. È per superare questa paura che cerchiamo di diventare speciali.
È la paura stessa che alimenta la lotta.  Insomma: la paura è roba mia, non esiste davvero, la sto autoalimentando. CONTRO DI ME? ma è cosa da pazzi!
«Sto esprimendo una aspirazione naturale a realizzarmi come persona oppure sto lottando contro la paura di essere un fallimento?»
Sapete che c'è? che non sono speciale. Va bene così!
Mi "accontento" di essere unica… come ciascuno di noi.
Abbiamo dei talenti speciali. Quando li realizzo sto bene. «La nostra vita sta nella realizzazione di queste potenzialità, qualunque queste possano essere» (R.H).
C’è una specie di paura (ANCORA!!!!) dietro al nostro desiderio di miglioramento: è il rifiuto di riconoscere che la vita – e noi stessi inclusi – non è perfetta. È semplicemente imperfetta.
E ora me la voglio assaporare!

martedì 11 luglio 2017

Il selfie e il sé

(questa foto non c'entra ma non ho resistito).
Mi sono disegnata un autoritratto da bambina. Lo ricordo bene, un bell'esercizio di osservazione.
Mi ero fatta due "pomini" rossi spaventosi.
Tutti gli artisti prima o poi affrontano questo tema. Alcuni per scelta, alcuni perché non anno scelta, come la mia amata Frida Kalo. 
Nel 1839 il fotografo Robert Cornelius fu in grado di produrre un dagherrotipo di sé, e fu così il primo a farsi un selfie, termine di uso comune da circa 15 anni.
Sono diffusissimi. Perché?
Forse perché abbiamo bisogno di sentire "mi piace". Infatti il pulsante "mi fai schifo" non c'è.
Ma recentemente hanno proposto oltre al <3 e al sorriso: la faccina che si sbellica dalle risate, quella incazzusa, quella spaventata, quella che piange.
Poco usate/osate. Si può sempre scrivere un commento.
Leggo l'osservazione di una terapeuta di Mindfulness: «le persone che postano foto su foto di loro stessi non sono sempre le più sicure». Questo non lo so e non vorrei entrare nel giudizio, è troppo una tentazione…
Di certo c'è da lavorare su noi stessi, tutti quanti, per stare bene con noi stessi.
Gli altri, amici, familiari, amori… passano. Il lavoro cambia. Tutto passa.
Il libro biblico dell'Ecclesiaste inzia dicendo: vanitas vanitatum, et omnia vanitas (dal latino «vanità delle vanità, e tutte le cose vanità»).
Il nostro sé ce lo portiamo sempre dietro, qualsiasi cosa accada e qualsiasi cosa facciamo.
«La solitudine è un cavallo selvaggio, bisogna imparare a domarlo» (cit. J.G.Angel)
In questi giorni mi è stato ricordato di amare noi stessi. Mi rendo conto di come sia difficile.
Non posso affidare agli altri la stima di me stessa. Specialmente durante le difficoltà.
Non c'è selfie che tenga.

Lodro Rinzler: “Come posso essere a mio agio con chi sono, proprio ora?”«Per me c’è stata una sola risposta. Ho meditato.
Mi sono seduto sul cuscino e ho praticato la meditazione del calmo dimorare. Una delle parole per tradurre meditazione in Tibetano è gom, che significa “prendere familiarità con”. Attraverso la pratica di tornare al respiro, più e più volte, ho imparato a notare come funzionasse la mia mente. Ho preso familiarità con la mia mente, e quindi ci sono diventato amico. Il mio insegnante, Sakyong Mipham Rinpoche, ha scritto un’ottima guida al riguardo “Trasformare la mente in un alleato”.
Attraverso la meditazione impariamo a far pace con la nostra mente. Impariamo a non scontrarci più così tanto con chi siamo. Impariamo ad abbracciarci come siamo, nel momento. Questo è il potere della meditazione, è questo che intendo per amore verso sé stessi.
La prossima volta in cui vi sentite a disagio, osservate la vostra mente. Le relazioni e gli appuntamenti danno un’ampia gamma di reazioni emotive. Non scappate da esse. Restate semplicemente con quello che state provando. Dimorate con quello che siete. Praticate l’amore verso voi stessi».
Oppure andate da un bravo terapeuta, ne conosco un paio… oppure venite alla scuola La Commedia, counseling a mediazione corporea!

lunedì 3 luglio 2017

«Son lividi e fiori che portiamo nel cuore…»

Intanto metto una foto di Arnica montana da cui si estrae un potente antinfiammatorio… un mio caro amico, farmacista che collabora con un mastro farmacista veneziano, ha realizzato un unguento talmente utile che è adottato dalla squadra di hockey ghiaccio nazionale locale!
Non vi dò ricette personali perché proprio non è il caso: alle alte concentrazioni, l’Arnica può provocare formazione di vescicole e necrosi cutanea. L’uso prolungato può determinare l’insorgenza di dermatiti in forma pustolosa.
Invece tornando al nostro cuore… eh sì sono lividi e fiori quelli che ci portiamo dentro, e che farebbe bene fare uscire fuori, con le canzoni, con il camminare, con il respiro, con i nostri bei talenti segreti, l'ortocultura, una passione extra ordinaria. Per sentirci più vivi. Ho cantato quasi ininterrottamente da giovedì a domenica, e sto bene.
«Fu solo dopo la malattia che capii quanto sia importante dire di sì al proprio destino. In tal modo forgiamo un Io che non si spezza quando accadono cose incomprensibili; un Io che regge, che sopporta la verità, e che è capace di far fronte al mondo e al destino. Allora, fare esperienza della disfatta è anche fare esperienza della vittoria. Nulla è turbato – né dentro né fuori – perché la propria continuità ha resistito alla corrente della vita e del tempo» (C.G. Jung).

sabato 1 luglio 2017

Lasciare andare la paura


Sto cambiando la paura in musica. E ci sto riuscendo, vorrei condividere questa esperienza forte, davvero, in questi giorni in cui ero sola e ho lavorato di più su me stessa.
Sto smontando la paura in note e un poco sta passando, anche se ogni volta inventa un'ansa ed un nodo nuovo, una voluta in cui mi impiglio. Perché la mia paura più grande..  è la paura di PERDERMI.
Ecco gli step.
Vederla: l'ho addirittura disegnata e mi ha spaventata ancora di più. Ho avuto paura della mia paura, del groviglio, delle anse da cui non si riesce a trovare scioglimento, in cui si resta chiusi. Mi sembra di stare di nuovo al punto di partenza, come nel labirinto.
Conoscerla: è un buco nero… Ho un vaso di Pandora dentro e più tiraro fuori più ce n'è. Ma un pochino per volta addomestico il mostro.
Accettarla: come parte di me, come energia che si trasforma.
IO SONO. Posso utilizzare questa forza, comprendendola. Un pochino per volta
Comprendere come funzioniamo diventa la base dalla quale far uscire le risposte.
Trasformarla.
E' possibile scendere dentro la nostra imperfezione e vederne le ragioni, l'energia e anche la bellezza.
E il dolore? Tutto cambia se rispondiamo diversamente al dolore e questo ridimensiona sintomi e anche le "pretese" come quella che se siamo belli, bravi e buoni, non ci sarà mai alcun dolore.
Nel lavoro su di me entro in contatto con il mio nucleo centrale (o Sè superiore), grazie alla contemplazione, alla preghiera, alla meditazione, alla consapevolezza, alla terapia, all'esperienza e tantissimo al respiro. Se sto nell'apertura del cuore.

Nella terapia del counseling a mediazione corporea che sto sperimentando alla Scuola la Commedia di Carlo Gibello e Valentina Sanna si fa esperienza del presente riscoprendo il sentire nell'immediato. L'esplorazione del passato è finalizzata a sentire come il passato influenzi direttamente il presente. E come il presente sia in continuo cambiamento e in continua relazione e interazione.
Thich Nhat Hanh: «inter-essere (…) gli emisferi di due persone tendono a sintonizzarsi quando sono in una relazione intima. In questo modo, le esperienze degli altri vengono comprese interiormente, percettivamente, prima ancora che intellettualmente».
Se siamo vivi stiamo nel flusso, nelle possibilità di cambiamento e crescita, volgendoci alle risorse innovatrici che sgorgano anche dalle ferite passate.
L’idea che la sofferenza e il dolore siano frutto di un errore è fortissima, è come una condanna biblica ed è falsa. Non è vero che si soffre = c'è qualcosa di rotto da riparare. Oppure che il dolore è la conseguenza di un errore. Per me non è così. Nel dolore ci sono delle risorse, e per attingervi non è necessario passarvi dentro. Ma se siamo troppo testoni allora non ci sarà altro modo.
Una cara signora, vegliarda,del gruppo del RnS diceva:«se ci facciamo morbidi nelle mani di Gesù ci può modellare come creta, se ci facciamo rigidi come il marmo prenderà il piccone!» (Lucia Reinieri).
Non c'è vita esente dal dolore e non sto affermando che questo sia bello: la differenza sta in come rispondiamo a questo dolore. Quindi il dolore può essere un dono. Con Mauro, il mio marito pellegrino, ci siamo resi conto che l'esperienza della malattia - per tutti e due - ci ha enormemente migliorato la vita.
Che cos'è dunque la guarigione?
«Quale che sia la causa del nostro dolore, ci chiede di prendere la responsabilità di una risposta saggia e, per farlo, abbiamo bisogno di portare un’attenzione priva di giudizio alla nostra vita» (N.Cinotti). Consapevolezza è quella capacità naturale di essere completamente dentro un’esperienza e saperla descrivere con presenza e senza giudizio, anche se è accompagnata da emozioni difficili.
Ci sono emozioni negative che hanno un effetto macro che produce patologie. L’obiettivo è ridurre la loro comparsa. Ma ogni emozione - se vissuta con consapevolezza - porta una briciola di saggezza.
Quindi non bisogna buttarle via, e ancor meno reprimerle oppure agirle impulsivamente.
Respirare.
Esplorare le nostre emozioni. Come Mauro il pellegrino.
«Se viaggi senza cambiare sei un nomade. Se cambi senza viaggiare sei un camaleonte. Se viaggi e il percorso ti cambia sei un pellegrino» (detto ebraico).
Noi siamo pellegrini.

lunedì 26 giugno 2017

I fiori del vento

In quota sono fioriti gli anemoni, dal greco: i fiori del vento.
Ieri siamo andati a camminare insieme, Mauro ed io, e mi sono resa conto di come il profumo dell'aria in vetta sia diverso, di come la nostra pelle, i nostri polmoni e anzi tutto il nostro corpo abbia bisogno di aria pura.
Per prevenzione e poi anche per cura.
E' vero, chi cura gravi malattie innanzitutto ha bisogno delle terapie per fermare il male e il dolore. Ma non può essere così e basta.
Perché quando ci rompiamo un arto dopo si fa riabilitazione e fisioterapia, mentre per le altre malattie non si fa?
Stiamo male? allora non respiriamo così non sentiamo. Non ci muoviamo così congeliamo la vita.
Però la pillolina, la medicina già bella e fatta... che fascino che ha, è peggio di una stregoneria, giustificata per giunta.
Perché cerchiamo la pillola già fatta e miracolosa per tutto? Abbiamo la nausea: pillola (invece di zenzero ed erbette). Abbiamo un reuma? pomata (invece di olio di iperico). Abbiamo lo starnuto? aspirina (invece di propoli).
Abbiamo le gengive infiammate? Lo stesso.
E fare uno sciacquo col bicarbonato, o passare con la lingua un goccio d'olio d'oliva tutte le mattine, o la sera mettere della polpa di aloe sulla gengiva?
«che schifezza» «che stregoneria».....
Abbiamo un problema? Pillola!
Abbiamo la depressione? Pillola!
E fare esercizi di consapevolezza e di bioenergetica? nooo....
Mi trovo spesso a scontrarmi con stereotipi e chiusure. Pur di non affrontare le proprie scomode verità, pur di non aprire il vaso di Pandora - l'inconscio - ci si chiude.
Si teme il confronto. Oppure, all'opposto… si sceglie di fidarsi totalmente di fantasie e comunque sia non si sta bene.

Ho amici e parenti che sono già partiti da questa vita.
Alcuni sono stati rigidi, con sé stessi e con gli altri.
Alcuni han negato l'accettazione e la condivisione, stando nella rabbia e nel rancore.
Altri non hanno accettato la malattia. La negano e basta.
Altri ancora girano come pazzi facendo di tutto e non risolvendo niente. “Horror vacui".

Ci sono pure coloro che invece se ne sono semplicemente andati, con serenità. Li ammiro.
E anche alcuni che sono ancora qui, che per ora possono dire: ce l'ho fatta. Oppure: sto combattendo.
Dov'è la differenza? non lo so, non giudico, ognuno fa come può, non tutti hanno qualcuno vicino che li sostiene, altri hanno a fianco persone ancora più arrabbiate, o negative o tristi.
«In medium stat virtus» diceva Cicerone. Aggiungerei proviamo a stare, a stare aperti e morbidi.
Lucia, una cara signora anziana che stimo e che soffre molto, mi disse tempo fa: «se ci facciamo come la creta il Signore potrà modellarci; se ci facciamo marmo dovrà prendere la picozza!».
Stiamo nell'apertura. Stiamo morbidi. Fiduciosi.
Proviamoci a farci muovere piano dal vento. Come gli anemoni.

venerdì 23 giugno 2017

Olio di iperico

Come detto l'ho raccolto il giorno di S. Giovanni, seguendo la tradizione della mia nonna Maria Carolina e sequendo la cultura antica locale, che - scopro con commozione - è in sinergia con quelle di altri popoli e Paesi.
Il fuoco cura il fuoco. Abbiamo celebrato insieme il solstizio, con esercizi di voce e respiro e le campane tibetane. Così, con Annalisa Zini, che è anche naturopata, abbiamo spiegato l'uso di erbe considerate sacre, per le portentuose virtù. L'emblema è l'erba di S. Giovanni, l'Iperico, appunto: iper (sopra) e icon (immagine). Al di là dei significati esoterici l'olio è molto efficace.



Scegliamo i fiori, raccolti nei campi, dove l'aria è buona, ma si possono utilizzare anche i boccioli e le foglie, in olio d'oliva buono. Uso l'olio extravergine di oliva quello a freddo che fa il mio zio padrino in Molise.
La percentuale è di 1:5 cioè una parte di fiori seccati e triturati o macinati che vanno a macerare in 5 parti di olio. Ad esempio, per 100 grammi di fiori occorrono 500 grammi di olio vegetale.
I fiori devono essere coperti dall'olio.«Solitamente gli oleoliti si lasciano macerare all'ombra, o comunque evitando il contatto diretto con la luce solare. Quello di iperico invece è l'unico che richieda l'esposizione costante ai raggi del sole, per un periodo di circa 30 giorni, corrispondenti a un intero ciclo lunare».
Il recipiente non va chiuso ermeticamente, per evitare processi di fermentazione. Metto del tulle sopra il barattolo, ricoprendola col coperchio soltanto appoggiato e non avvitato.
Dopo qualche giorno diventerà di colore rosso, conferito dall'ipericina contenuta nei fiori, anzi nei pistilli. Al termine della preparazione, si può filtrare l'unguento. Non lo filtro perché preferisco.
A questo punto, il nostro oleolito di iperico è pronto. Questo fantastico rimedio naturale va conservato in barattoli di vetro scuro, in cantina, in un luogo asciutto e al riparo da fonti di calore.
E' un ottimo rimedio per: 
•    ferite
•    scottature
•    ustioni
•    piaghe da decubito
•    eritemi
•    infiammazioni cutanee
•    psoriasi
•    macchie della pelle
•    cicatrici
•    smagliature
•    couperose
•    emorroidi
•    arrossamenti da pannolino
•    punture d'insetto
•    reumatismi
•    dolori muscolari e articolari
E' consigliabile anche per migliorare l'umore, perché ha proprietà
   •     antidepressive
    •    stabilizzanti dell'umore
    •    ansiolitiche
    •    antivirali
    •    antiacide dell'apparato gastrointestinale
    •    antinfiammatorie del cavo orale e delle vie aeree
    •    lenitive della sindrome premestruale e dei dolori mestruali
Come? «L'olio d'iperico agisce impedendo la ricaptazione, ovvero il riassorbimento dei neurotrasmettitori serotonina, noradrenalina e dopamina, responsabili del buon umore e del benessere psichico. Inoltre, è in grado di modulare la produzione di melatonina, precursore della serotonina, ormone prodotto dal nostro organismo principalmente  durante le ore notturne».
Soprattutto nei periodi di forte stress psicofisico o in concomitanza con i cambi di stagione, l'olio di iperico può costituire un ottimo tonico dell'umore. Si prenda con parsimonia per via orale, poche gocce. Oppure, essendo la pelle un grande ricettore di benefici, si ponga una goccia nei punti salienti consigliati dalla medicina ayurvedica: ossia su tutti gli orifizi, sull'ombelico, e poi sul 3º occhio e sulla fontanella.
Buoni raggi di sole a tutti.
http://www.ordinefarmacistisiena.it/Documenti/ECM/8036159/IPERICO%20-%20NENCINI.pdf
Cit. manuale di erboristeria, di medicina naturale, di spagiria (l'applicazione vegetale dell'alchimia) e di greenme.it

martedì 20 giugno 2017

Ecco gli appuntamenti autunnali prossimi con le Campane tibetane!


angelica1212.oneminutesite.it

lunedì 19 giugno 2017

Una giornata di canti e festa per le nozze di Elvy e Guy

Nella chiesa parrocchiale di S. Secondo di Pinerolo, S. Messa officiata dall'accogliente e positivo don Giovanni: 18 giugno sposi Guido Beccaria, mio cognato, ed Elvira Zecchino, un tesoro… un bel coro di amici, bravissimi musicisti in primis Lucio Cassinelli, con l'amico Enrico; guida saggia il maestro Umberto Neri; voce solista anche la nostra amica Luisa (e il testimone Sergio Perlo… che si è potuto scatenare al ristorante); grazie al mio maritino Mauro Beccaria che mi ha accompagnata sulle note del Preludio di Bach (pensate, di fede protestante, riconvertito in Ave Maria dal cattolico Charles Gounod, poi cantata da Noah israeliana ai palestinesi... «that a shame not live in harmony»....).
Cerimonia intensa e partecipata, sposi splendidi, che hanno organizzato una festa bellissima per tutti noi, rendendoci partecipi della loro gioia.
E poi tutti a Cascina Canta a Gerbole di Volvera, dove anche Guido ha cantato tantissimo e tutti siamo stati bene, in una location immersa nella natura, e siamo rimasti fino a tardi a cantare e ballare, con le nostre famiglie e gli amici. Grazie ancora a Mauro che hai voluto duettare con me: sei il mio ballerino e cantante preferito.
Che forte Beppe dj Germanotta!
Ancora arrivano messaggi euforici stamattina, a conferma che la musica fa bene. E anche che le voci di ciascuno sono come fiori, ognuno col proprio timbro e le proprie capacità.
Ricordiamoci di scaldarle prima e di "raffreddarle" dopo...
La salute ha un aspetto spirituale: il senso di vitalità, piacere e gioia non può essere disgiunto da una visione più ampia della vita, che riconosca la nostra connessione con gli altri e il mondo in cui viviamo. Stiamo nella vibrazione. Come insegna A. Lowen: quando il corpo è mosso dallo spirito i movimenti scorrono “come l’acqua di una cascata montana”.
«Affrontando questo percorso da una prospettiva energetica possiamo comprendere anche la relazione esistente tra le sensazioni emotive e l’espressione della spiritualità e le emozioni che la nutrono o la distruggono.
La vera grazia non è qualcosa di appreso: è parte del talento naturale di ogni uomo come creatura di Dio. Una volta perduta, comunque, può essere ristabilita solo attraverso la spiritualità del corpo»
(Alexander Lowen)
angelica1212.oneminutesite.it

lunedì 12 giugno 2017

Tutti a camminare e respirare…

(foto Giuseppe Petenzi)
Camminare, respirare, esplorare, ammirare, esprimere…
«Non potete fare affidamento sui vostri occhi se la vostra immaginazione è fuori fuoco» (Mark Twain)
Ma per far ciò è importante liberare, liberare il respiro, la voce, lo sguardo, i sensi, e con essi la fantasia, la creatività.
Il mondo ha così tanto da offrire a tutti noi!
Ieri abbiamo partecipato ad una presentazione di un sentierologo, Furio Chiaretto: il pellegrino ed io, lui ben più camminatore di me, ma anche io cammino, nel cuore!
«Ogni esperienza è una forma di esplorazione» (Ansel Adams)
Come mi piace il proverbio ebraico che dice "Se viaggi senza cambiare sei un nomade. Se cambi senza viaggiare sei un camaleonte. Se viaggi e il percorso ti cambia sei un pellegrino".
Nel viaggio esteriore, metafora di quello interiore, si cambia. Cambiamo e stiamo nel fluire dell'energia anche incontrando gli altri... «perché incontrare gli altri rende il nostro percorso un pellegrinaggio verso una sincerità che possa essere la saggezza della verità» (N. Cinotti).
[Sincera = sine cera!!! senza correzioni ed artefatti, nella verità].
Mauro ed io siamo pellegrini: «essere nomadi e pellegrini è costitutivo della fede biblica» (mons. Gianfranco Ravasi)
Jack Kerouak dice «la strada è la vita»; curioso che la parola ebraica "derek" significhi sia via sia vita!
Ogni uomo porta in sé l'essere homo viator, essere Ulisse. Non siamo creati per star seduti. Che ne dite?

sabato 10 giugno 2017

La cordata continua…

Oggi pomeriggio e giovedì alla Mondadori incontriamo amici, familiari, persone che ci capiscono e sostengono e noi cerchiamo di fare lo stesso con loro.

Ci scusiamo se non arriviamo a tutti e ci scusiamo con noi stessi per non essere … come vorremmo.
C'è una vocina critica dentro a volte un po' insistente. Vergogna? Paura?
Chissà perché siamo "ostili" verso noi stessi. Abbiamo immagini di noi e della nostra vita e facciamo una tale fatica per stare in quelle immagini! Ma sono solo immagini. Vediamole e stop.
Sentiamo la vocina e riconosciamola: erano le indicazioni dateci da bambini quando ci stavamo formando, per proteggerci dagli errori. È diventata automatica.
Ora siamo grandi. Il nostro io adulto è diventato "Nano Brontolo"? e allora basta! Ci blocca.
Lasciamo andare la creatività. Stop alla paralisi, al coltivare pensieri cupi.
Lo dico per me. Mettiamoci su una bella e nuova intenzione. Siamo gentili con noi stessi.
Stiamo nel nostro essere: è in divenire.
Anche questo fa paura: è quella che Lowen chiama «paura di vivere». La paura che ha in sé il seme per trasformarci e trasformare la nostra vita in qualcosa che va oltre la nostra immaginazione. C'è un seme che può svilupparsi in questo buio e venire alla luce.
È normale provare paura, non ci sono medicine. Vediamo solo che dietro la paura c’è  la spinta al divenire, una spinta che ostacoliamo con i nostri gli sforzi  perchè le cose siano diverse da come sono. Così, forse, se ci rendiamo conto che cercando di cambiare le cose ostacoliamo il divenire, possiamo  lasciare che le cose siano come sono per aprirci anche a quella esperienza. Per esistere senza paura di vivere: nessuno può prendere il nostro posto. Aspetta solo noi.
Se abbiamo paura di essere, di vivere, possiamo mascherare questa paura intensificando il nostro fare.
In latino si dice "horror vacui". Paura del vuoto, dello spazio libero.
Se siamo indaffarati non abbiamo tempo per sentire, essere e vivere. E possiamo ingannare noi stessi credendo che il nostro fare sia essere e vivere.
Come dicono i ragazzi, alla fine della scuola: «scialla».
Andiamo oltre "school is over"!

venerdì 9 giugno 2017

in cordata con chi è in cura e con le famiglie

Per stare in cordata con chi è in cura e con le famiglie
…stiamo pensando un progetto un gruppo di ascolto
La mostra alla Mondadori di Pinerolo sta andando bene. Si creano occasioni di incontro.
La bellezza apre gli occhi e il cuore. Abbiamo scoperto che camminare cura, che respirare bene è fondamentale, che la musica porta grande beneficio, che la montagna ristora.
Abbiamo tutti, sono certa, un dono nel cuore che aspetta solo di venire alla luce. Trovarlo è già un inizio di guarigione.


«Fu solo dopo la malattia che capii quanto sia importante dire di sì al proprio destino. In tal modo forgiamo un Io che non si spezza quando accadono cose incomprensibili; un Io che regge, che sopporta la verità, e che è capace di far fronte al mondo e al destino. Allora, fare esperienza della disfatta è anche fare esperienza della vittoria. Nulla è turbato – né dentro né fuori – perché la propria continuità ha resistito alla corrente della vita e del tempo» (C.G. Jung).
____________________________


Noi siamo entrambi dei sopravvissuti e ringraziamo per questo.
Non ce ne andiamo: ci sentiamo “in cordata” con chi ancora sta facendo questo percorso.
«La vita è un’occasione unica dataci per amare» (I. Giordani). Perché sprecarla, soprattutto se si ha una seconda chance?
Scoprire di avere un cancro destabilizza totalmente il paziente e le famiglie.
Ci siamo passati.
Esistono cure farmacologiche anche per sostenere in questo, oltre alla psicoterapia giuste per chi affronta gravi depressioni o altre patologie, ma – come abbiamo sperimentato in prima persona – a volte ci sono delle alternative.
Noi ci sentiamo di condividere.

martedì 6 giugno 2017

Eppure sentire...

Questa è una delle foto della mostra di Mauro, il mio marito-pellegrino, dall'8 giugno alla Mondadori di Pinerolo (To).
Lo ritrae camminando su una duna del deserto del Marocco.. E' un'esperienza che conosco questa di camminare sulla sabbia. La conosciamo tutti,credo. Scalzi, sulla sabbia fine, è davvero un bel sentire.
E' sentire. Viviamo per sentire.
Siamo "Sentire". Non siamo "il nostro corpo, non siamo le nostre emozioni, non siamo i nostri pensieri,.... siamo qui a fare una esperienza esistenziale con lo scopo di aggiungere un grano di maturazione al nostro percorso evolutivo; al percorso evolutivo di chi? se non siamo niente di tutto quello che siamo convinti di essere? Se il nostro corpo fisico è uno strumento, se le emozioni sono strumenti e i pensieri sono strumenti, chi li utilizza questi strumenti?
«E' un Sentire che per compiere questa straordinaria, incredibile, fantastica esperienza che è la vita da uomo, si dota di questi strumenti raffinatissimi, e compie il suo viaggio dentro una realtà che è al tempo stesso funzione e estensione di quel Sentire. Dove sta il Sentire? E' in noi.
Come si fa a percepire il Sentire? Il modo più semplice di percepire il Sentire è chiudere gli occhi (e questo per un istante esclude il corpo), fare un paio di respiri profondi (e questo per un istante acquieta le emozioni), osservare i propri pensieri e lasciarli cadere (e questo per un istante ci distacca dalla nostra mente), e quindi sentirsi qui, ora; sentirsi vivi; sentire che ci siamo al di là del corpo, e quindi ci siamo, in questo nostro esistere, anche non fisicamente; e che non c'è bisogno di provare una emozione per sentirsi vivi, e nemmeno di alimentare e produrre un pensiero; anche distaccati da corpo, emozioni e mente noi ci sentiamo di esistere, esistiamo al di là degli strumenti percettivi. E' un esperimento facile, si può fare a casa, in un momento di silenzio, e di tranquillità.
Si può provare a entrare in contatto con noi stessi al di là di quel noi stessi nel quale ci siamo sempre identificati e scoprire che c'è, che è lì sempre, ed è l'unica cosa stabile di noi, che non muta, che non fa come le emozioni che cambiano di continuo, o come i pensieri che si affollano tutti assieme; il nostro sentirsi di esistere semplicemente è, è sempre, e non cessa mai! E lo possiamo scoprire tutti, nessuno escluso. Ma quando scopriremo che il sentirsi di esistere non cessa mai? Proprio nel momento in cui lascerà il suo corpo fisico; ognuno di noi scoprirà che ciò che ci fa sentire vivi in questo momento dentro un corpo, ci farà sentire altrettanto e ancora più intensamente vivi quando lasceremo il corpo. Ed è giusto che il sentire di esistere, una volta lasciato il proprio corpo fisico, sia più intenso, perché non ha più quell'involucro grossolano che conteneva e diminuiva la vibrazione vitale del sentire. Proprio come un grosso filtro. Ognuno dirà: toh, credevo di essere morto e invece sono più vivo di prima ....
Ma non bisogna necessariamente attendere di lasciare il proprio corpo per fare l'esperienza del Sentire; abituandosi all'ascolto, aprendo una sorta di canale interiore, diviene sempre più facile percepire il sentire di esistere, e quello è il primo varco per lasciar fluire altri stati di coscienza che sono del tutto naturali in noi. Il sentirsi di esistere è la traccia sicura, è come la stella polare che ci indica il nord; quello ci indica l'esistenza del Sentire; e la natura del sentire è coscienza; la sostanza di cui è costituito il Sentire è coscienza, e questa coscienza è di natura divina.
Ecco la nostra vera essenza: lo spirito che ci anima, che anima la nostra vita. Ecco il divino in noi; ecco perché non c'è da andare da nessuna parte alla ricerca di Dio; è già in noi; ecco perché, come dicono le Guide spirituali, la tua liberazione è ora, basta che tu lo voglia: perché non siamo mai usciti dal seno del Padre; noi siamo sua parte costituente e la nostra esistenza è parte della sua esistenza; ecco perché il regno di Dio risiede nella pace interiore; rilassiamo il corpo, acquietiamo le emozioni, lasciamo andare i pensieri, e facciamo emergere quella pace che è solo interiore, e siamo in contatto con ciò che di divino c'è in noi, appena appena velato dai corpi e dagli strumenti che quel divino usa per manifestare se stesso nella vita.
E' quella la voce che da un certo momento in poi inizia a chiamare, e che pone le domande scomode di cui parlavamo prima. Perché noi, vivendo come viviamo, del tutto inconsapevoli di noi stessi, estesi a conquistare il mondo e le sue promesse, che altro non sono che il riflesso dei nostri desideri, crediamo di vivere secondo come ci appare; in realtà siamo in cammino sul nostro sentiero e, attraverso tutte le vicende del nostro vivere, stiamo nutrendo e maturando la nostra coscienza, stiamo compiendo un percorso spirituale, e siamo in quella fase evolutiva che si chiama vita da uomo. E non è l'Io che si identifica con i SUOI strumenti di esperienza che sta facendo quel cammino, ma è il Sentire che attraverso l'Io e i suoi strumenti esprime se stesso in quella realtà che chiamiamo mondo. Tutti i nostri atti umani non sono che il riflesso di atti divini; perché attraverso quegli atti il divino si manifesta nell'esistenza. E via via che l'uomo matura e acquista consapevolezza di sé, sempre più riconosce i segni di questa divinità in lui; è una divinità che tende all'unione, a rompere tutto ciò che è chiuso, rigido, e spinge invece a fondere. Questo perché l'uomo realizzato secondo i parametri della società in cui vive non è soddisfatto di sé, perché ciò che ha fatto è solo per , non è unitivo, comprensivo, è separativo, riguarda solo se stesso e il ristretto ambito del suo piccolo mondo» (cit.).