domenica 19 novembre 2017

La cura


Questa è la manifestazione di un mio sentire dell'energia che cambia....


venerdì 17 novembre 2017

Cambiamo l'energia

Se si resta nelle parole mi sembra tutto inutile... penso sia fondamentale passare dalle parole ai fatti. Nessun cambiamento nella comprensione è credibile se non si accompagna dai fatti!
La storia viva di una persona è registrata nel corpo, ma la storia cosciente lo è nelle parole. Se manca la memoria delle esperienze mancano anche le parole per descriverle. Chi possiede la memoria la traduce in parole, espresse tra sé e sé, pronunciate o scritte. In ogni caso la memoria, una volta tradotta in parole, assume una realtà oggettiva, specialmente se le parole vengono espresse.Alexander Lowen

giovedì 9 novembre 2017

Essere gentili. Perché?

Essere gentili.
Ho preso a prestito una vignetta dei Peanuts perché loro con gentilezza ci fanno riflettere, senza urlare, senza parolacce, senza modi bruschi.
Per me la gentilezza è una virtù importante. Non è solo buona educazione.
Mi sono resa conto che alcuni non mi credono o non mi hanno creduto, ci leggono un secondo fine. Bé è un atteggiamento che tende a mettere l'altro a suo agio e a non attaccare perché a sua volta non viene attaccato. Sicuramente è un modo di porsi e anche di difendersi. Ma non potrebbe semplicemente essere un modo di essere?
Porta con sé un tranello: potrebbe essere frantesa ulteriormente con debolezza, come un'autorizzazione ad essere calpestati. Per me è un fatto reale, accaduto più volte. Ma sto imparando a correggere la rotta, in modo da non autorizzare prevaricazioni.
Perché la prima persona con cui essere gentile sono me stessa. Se autorizzo me stessa ad esistere, ad avere diritti, con gentilezza, anche al di fuori di me questa cosa si percepisce e produce effetto.
L'origine della parola "gentilezza" indica l'appatenenza ad una famiglia con capostipite comune, o ad una razza.
Quel senso di appartenenza è capace di contemplare un reciproco rispetto, un reciproco interesse. Una considerazione dellaltro come parte della propria esistenza, con una qualità di presenza che garantisce lincontro fra due persone. Una presenza affettiva ed ugualmente autorevole, dove il mio esistere non può in alcun modo penalizzare il tuo, dove i miei no, consapevolmente espressi non pregiudicano la relazione. Uno spazio della relazione dove è possibile affermare i diritti senza cadere in stati di subordinazione. 
Dire "mettiamoci nei panni degli altri" è solo un detto. Non avviene realmente.  
Consideriamo adesso lo spazio dellunicità dellaltro. Uno spazio in cui laccoglienza dellaltro determina la cura e lattenzione che io userò nei suoi confronti affiché produca il miglior risultato,  sul piano dellefficienza e della funzionalità, ma anche nel rispetto del piano relazionale. Vorrò così conoscere le differenze, le preferenze fra il mio stile e quello del mio interlocutore, vorrò accettarle e rispettarle, proprio per rendere il tutto più fluido e funzionale nel reciproco interesse e in quello ultimo del risultato a cui desidero arrivare.
Per quanto io possa impegnarmi in questa direzione una considerazione importante riguarda la consapevolezza del fatto che mi rapporto con laltro, sempre e comunque, partendo dallidea che ho di lui. Infatti ci saranno comunque i miei filtri personali che interverranno nella miapercezione di chi mi sta di fronte, ci sarà sempre un non conosciuto da me che merita rispetto, attenzione consapevole e gentilezza.
"Il perno profondo della gentilezza è la presenza. Una presenza allaltro, un rispetto dellaltro, un riconoscimento dellaltro" (Luce Irigaray nel suo libro Amo a te”):
Io non ti so.
Ti ascolto, percepisco ciò che dici, vi sono attento, cerco di sentire in quello che dici, la tua intenzione. Con attenzione a te e con consapevolezza su di me.
Ti ascolto non solamente a partire da ciò che so, che sento, che sono già. Ti ascolto come la rivelazione di una verità non ancora manifestata. La tua!
Consideriamo la presenza sostanza e strumento della gentilezza vera, per qualità, dignità e connessione della relazione con sé stessi e con gli altri. La presenza, unattenzione deliberata rivolta ai 3 livelli, il corpo, le emozioni e i pensieri della persona, sempre nella consapevolezza del contesto in cui si manifestano, può così divenire qualità dellessere che si innesta in un fare.
La gentilezza comprende l'assertività, diviene vera e propria pratica della presenza, di unattenzione sottile che tendea ciò che esiste proprio ora, nello spazio intra-personale e inter-personale E' AT-TENZION = tensione da sé all'altro. Muovendosi da sé allaltro.
E' una diversa modalità di esistere, di abitare sé stessi e di connettersi con gli altri, "una virtù a servizio dellesistere (…): nella considerazione dei suoi talenti, nella presa in carico e cura delle sue sensazioni, emozioni e pensieri, nella determinazione dei suoi obiettivi, nella connessione con le altre persone" (cit. N.Cinotti).
E' vicino a quel "farsi UNO" che tanto piaceva a Chiara Lubich.
«Io vorrei essere uno con tuo pianto, uno col tuo canto, sì perché in fondo alla mia vita prima di me ho messo te». (Gen Rosso)

sabato 4 novembre 2017

Fitoterapia: nella natura c'è tutto!

(fumaria officinalis)

Carissimi lettori e amici,
già vi ho raccontato più volte di piante benefiche per il sistema respiratorio;  ho fatto un intero post sull'iperico, con allegato anche un trattato farmacologico.
Contro il mal di schiena, dolore alla schiena spesso intollerabile, che è la prima causa di assenteismo sul posto di lavoro, si può prendere la scrofularia nodosa; anche l'arnica ha delle proprietà fantastiche per aiutare a combattere dolori articolari, ematomi e reumatismi.
Ginkgo biloba e ginseng siberiano migliorano il funzionamento dei neuroni. La piantaggine lanceolata è un trattamento naturale di base per l'asma.
(piantaggine lanceolata) La melissa migliora la qualità della vita nei casi di sindrome dell'intestino irritabile, rilassa ed aiuta il sonno, così come il fiore della passione e il thé di valeriana.
C'è una super tosse? rafano nero!
Le alghe
stimolano la ghiandola tiroide (ma andateci piano). Il larice rafforza il sistema immunitario, è tradizionalmente raccomandato in caso di infezioni ricorrenti, soprattutto otite, sinusite, laringite; il desmodium, il cardo mariano, la fumaria riducono gli effetti negativi di farmaci chimici sul fegato. La pilosella e la curcuma proteggono i reni. 

Quest'anno sono stati individuati meno di 10.377 nuovi impianti con proprietà medicinali da parte del Kew Gardens Botanical Research Center (uno dei più grandi del mondo a Londra)!
Questo è il più grande aumento della storia: + 59% in un anno! I ricercatori sono troppo eccitati di questa incredibile raccolta di nuovi rimedi naturali. Ma come paziente, continui ad essere privata della maggior parte dei benefici della medicina vegetale.

Ma allora perché prendiamo sempre e solo farmaci con mille controindicazioni? Ecco la riposta. Le grandi guerre si fanno per grandi ideali e per denaro. Per me il vivere secondo natura è un ideale, spero di farne un vero lavoro e non so se ci riuscirò mai. Chiedetevi le case farmaceutiche quali ideali abbiano.


martedì 24 ottobre 2017

Lasciar andare


La verità è nel corpo. Camminando camminando tutto il mio corpo si è svegliato, ogni angolino sentiva dolore. Tutto l'acido, il nervoso, le contratture, le rigidità…
Che fatica andare avanti. Però piano piano, riconoscendo e lasciando andare, è passato.
E dopo mi sentivo leggera.
Non serve negare di provare un’emozione. Serve saperla riconoscere e descrivere.
La gelosia, il rimorso, il rimpianto, la rabbia, la paura: il morso interiore che divora, e che si trasforma in morso esterno che vorrebbe divorare. Parla di una fame e una incertezza primitiva.
Però siamo convinti che ci siano sentimenti che non devono esistere, allora li neghiamo.
Non funziona, la verità non va negata. Non sono sentimenti razionali, possiamo provarli per minuscoli dettagli. Riconoscerli sono il primo passo. Il secondo è non alimentarli.
Dopo averli riconosciuti li possiamo esplorare nel corpo, sentirne il sorgere, il bruciare e poi lo svanire. Quel fuoco nutre la nostra indipendenza.  Coltivarli invece produce rimuginio, ossessione, il senso di essere bisognosi oltre ogni limite.
Usare il corpo per trattenersi o negare trasforma la nostra espressività in una presa. Possiamo acchiappare ciò che vogliamo, ma non ciò che amiamo. Perché nell’amore ci deve essere una quota di libertà: non consumiamola rimanendo aggrappati.
“il sistema muscolare del bambino in crescita abbandona la naturale funzione di movimento e assume la funzione nevrotica di presa”. I muscoli si sviluppano eccessivamente per trattenere gli impulsi negativi e per controllare quelli naturali. (Alexander Lowen)





lunedì 23 ottobre 2017

Il movimento lento

Sono reduce da un cammino a tappe per me forzate per il sempre poco tempo, ma che mi ha totalmente rigenerata, dopo un fracco di dolori e dolorini in ogni dove.
Si è liberata la mente dai pensieri e dagli affanni, lo spirito ha volato, il corpo si è radicato.
E' il movimento lento, il cammino del pellegrini, l'ultimo tragitto in cui ho accompagnato mio marito Mauro ormai noto pellegrino, e che fa parte ormai anche del mio essere. Desidero insegnare a respirare alle persone che non possono fare quello che fa lui, per star bene! desidero aiutare a camminare e muoversi insieme a Giovanni Grisotti presidente nazionale dell'Associazione della medicina per la prevenzione primaria, e assieme a Nicola Coppolaro presidente della zona della Nordik walking e istruttore federale Fidal e Gymstick Italia.
Stiamo facendo progetti con Ambra Castellani, ospitaliera della Torre Merlata di Palestro e vi aggiorneremo…



martedì 17 ottobre 2017

La meraviglia della nostra voce


" La tua voce è una rappresentazione olografica di tutto ciò che sei che riflette il DNA personale ".

" Gli atomi e le molecole presenti nell'aria, vengono eccitati dalle corde vocali della tua laringe, creando una piccola perla di energia acustica che si espande rapidamente dalla bocca e corre via a circa 1126 Km. all'ora.


Quando si parla si crea luce infrarossa. 
La luce infrarossa porta con sé le modulazioni della tua voce alla incredibile velocità di 300.000 Km. all'ora.

A differenza del suono di una voce che diventa impercettibile dopo circa un chilometro, la luce infrarossa creata dalla tua voce si precipita nello Spazio dove viaggia per l'eternità, portando le tue parole o canzoni alle stelle".

John Stuart Reid

PS (grazie Assunta Bianciotto per questa dritta… ho approfondito ed è davvero meraviglioso!)

lunedì 16 ottobre 2017

Come fare a liberare la mente?

Perché la mente possa accogliere le novità, nel presente, ha bisogno di essere libera.
Come? rilassarsi, meditare: cosa non facile per gli occidentali frenetici e mentali.
Bellino l'esercizio che ho letto di recente: visualizzare il pensiero fisso, bruciarlo e fissarlo finché sparisce: poco efficace però.
Quando siamo stanchi accendiamo tutti la tele, pure io: così dopo siamo "rinco"!!!!!
Fa bene camminare, e la musica: da ascoltare, ballare, cantare, o fare il bagno di suoni con le campane tibetane.
Dico spesso alla mia mamma, per aiutarla a rilassarsi: ricordati di ridere, russare e "pettare" (oops)… come in ospedale, dove si raccomanda il "rutto libero" e anche il resto!
«Sano divertimento»: così lo descrive un mio caro amico molto per bene, il pianista e prof. M° Paolo Cavallo, che trova sempre il modo di farsi forza anche in grandi difficoltà,
Se non si può fare tutto questo o se ancora tutto questo non ci aiuta a liberare la mente, possiamo iniziare a respirare. Il ritmo del respiro ha intrinseco il "lasciar andare". Se non si espira soffochiamo, prima o poi si cede al lasciar andare dell’espirazione.
Si può lasciare andare il corpo: se stiamo aggrappati ad una contrazione del corpo, c'è anche una contrazione della mente.
We can lose control! Sì possiamo perdere il controllo. Che bello! Tanto è un'illusione che va a infierire sulle contrazioni del corpo. Tendiamo l'attenzione = tendiamo il corpo. Come un arco, o come un artiglio. Siamo gentili con noi stessi, suvvia!
Ridiamo. Se prendiamo le cose con un poco più di leggerezza, come un gioco, staremo meglio e magari ci divertiremo pure! Ridere fa lasciare andare il diaframma e di conseguenza tutte le contrazioni addominali. Da quando è che non ridiamo di gusto?
Info utile: un caro amico, Marco Gibello, fa corsi di yoga della risata. Fichissimo!
Nota bene: inutile angustiarci tanto, perché prima o poi tutto cambia!
Non possiamo fermare le onde dell'oceano, per fortuna!
"La legge dell’impermanenza è una legge di armonia". (Jack Kornfield)
Stare nell'attimo presente, nel sentire.
Sentire: percepire attraverso i sensi. Provare una sensazione fisica provocata da stimoli interni o esterni.
{[Invece:
 Pensare: esercitare l'attività del pensiero; meditare, ponderare, ragionare, riflettere. Riflettere: Rinviare per riflessione una luce, un suono; (…); soffermarsi col pensiero su qualcosa, considerare attentamente. Rimuginare: Elaborare a lungo nella mente con insistenza e in modo quasi ossessivo. (bleah bleah produce immondizia cerebrale)]}

Grazie di esistere!



Grazie a Serena Maccari che ha voluto condividere con noi la sua gioia e la sua meravigliosa famiglia, grazie che ha fatto una scelta coraggiosa di vita, grazie ai suoi meravigliosi bimbi Mariam e Hassan Francesco! grazie a Piera, Benny, Mara, Cinzia e a quanti si sono uniti al coro Joy.
Grazie a Simona che è tornata apposta dalla Liguria per donarci la sua musica ed armonia, grazie a Maxi e Manu, ad Antonella Kuota (foto by)… a Lodovico… alla Sudaku Band, a Katia di Venaria, ad Anna la Yogina, a Piero del'Uni3, ai fisarmoniscisti, a nonna Rosina… a tutti!
«Imagination. A world rebuilt by love Where people care The world becomes a home. Imagination. A world rebuilt by love Where pains are shared Together as well as the joys. Inspiration. I've got to love and live this way It's my chance To change the world in me. Inspiration. I've got to love and live this way It's my chance To change the world in me and all around».
https://www.youtube.com/watch?v=41ICcdFaWuU 

sabato 14 ottobre 2017

Evviva la medicina naturale!


 
Non dico di buttare "tutti giù per terra" i farmaci come nella foto … ma quasi!
Leggo ora un art. del dott. Jean Pierre Willelm, che descrive come lo tsunami dei farmaci ci sta facendo ammalare tutti, producendo una selezione forzata: non si sono mai viste tante malattie degenerative e con tanta frequenza anche tra i giovani, cancro, leucemia, diabete, asma, allergia, obesità, pubertà precoce ecc. Anche l'ONS se n'è accorta. Quindi "lode" alla medicina naturale:
(lascio il francese per correttezza di citazione e perché google traduce tutto)
  • «Elles recourent volontiers au concept de rééquilibrage énergétique ;

  • Elles s'intéressent non seulement à l'organisme malade mais aussi, et surtout, à l'être qui souffre ;

  • Elles prônent une prise en compte globale physique mais également mentale, parfois spirituelle ;

  • Elles sont « douces » par le choix thérapeutique peu agressif qu'elles proposent et le rapport privilégié qu'elles entretiennent avec le malade.

Partout dans le monde, des milliers de gens atteints du sida, du cancer, d'hépatites, de mucoviscidose, de sclérose en plaques ont vu leur sort complètement changé avec les médecines naturelles, et particulièrement les huiles essentielles.
Les médecines alternatives proposent un autre rapport à la maladie et d'autres modes de soins. Et leur attrait réside aussi, semble-t-il, dans ce qu'elles sont riches de représentations et de croyances sur l’être humain, le sens de l'existence, la place de l'homme dans l'Univers.
Le strict cadre de la santé, de la maladie, de la médecine est, ici, largement dépassé.
Dès lors, entre la médecine scientifique qui voudrait retrouver une dimension plus humaine et les médecines différentes en quête, pour la plupart d’une reconnaissance officielle, une évolution et des réaménagements sont de plus en plus probables».( dott. Jean Pierre Willelm)

Concludiamo con A. Shopenhauer: «tutta la verità passa attraverso 3 tappe: prima è ridicolizzata, poi violentemente contestata, infine accettata come evidente».

venerdì 13 ottobre 2017

Il respiro, una strada per consapevolezza ed equilibrio

Carissimi allievi/e, amici e persone che mi seguite,
vorrei condividere con voi una mia esperienza. Inizialmente ero sinceramente timorosa nell'accostarmi a questo lavoro, mi sentivo inadeguata e il peso della responsabilità mi pareva immenso. Ho innanzitutto lavorato tanto su di me, e sento che lo farò ancora, per anni, perché più vado avanti più ce n'è da imparare. Di sicuro si può accompagnare qualcuno su una strada solo se la si conosce bene.
Così in questi giorni mi son trovata ad accompagnare per un inizio di percorso una signora davvero amabile, con gravi disabilità ma molta forza e dignità. Mi ha ringraziata perché nel rivolgersi alle cure complementari che offro - come alcuni colleghi - ha scoperto un mondo intorno a sé che ignorava. Ma la cosa bella ed inattesa è che ha scoperto il mondo dentro di sé, ed è solo l'inizio, perché i dettagli e le informazioni che arrivano dal nostro inconscio e dal nostro Sé superiore sono inimmaginabili. E' un viaggio di esplorazione. Per una persona che non vede è ancora più bello e questo mi commuove.
Ci siamo dette quanto sarebbe bello poter fare sull'erba, all'aperto o in un bosco i nostri esercizi corporei, semplici, in piedi, tenendoci le mani. Me li ha descritti così: «mi fai muovere tutto senza che muova quasi niente».
E come si sente ora? riposa di più, respira meglio, è più lucida e attenta.
Provare per credere! Sono onorata di questo. Me lo voglio ricordare.
La mia mamma sta perdendo tanti ricordi e per rasserenarla le dico: ora sei più leggera. Ma lei soffre.
Eppure mi son sentita in colpa ed ho per anni il peso di tanto ricordare. Ho letto recentemente questa considerazione: «Non ha il significato di ricordare come memoria biografica. Ha piuttosto il significato del tornare continuamente presenti al nostro oggetto d’attenzione, del non farsi distrarre dai nostri giudizi, per ricordarsi la consapevolezza e la presenza».  Kabat Zinn chiama questo “la disciplina della memoria”.  La memoria del presente. Qui ed ora. E' lieve.
Buon w-e a tutti, domenica cantiamo per il battesimo di due bimbi meravigliosi, Mariam ed Hassan! che da Lassù abbondino le benedizioni. Venite a cantare con noi. Ecco i canti, da aggiungere E sono solo un uomo di don Giosy Cento che è nei libretti della parrocchia che ci ospita.

lunedì 9 ottobre 2017

Per stare bene "tutti interi"

Come il nostro corpo non è composto di pezzi separati, così noi stessi non siamo "mente" da una parte, "fisico" dall'altra, "emozioni" da un'altra parte ancora e così via…
Proponiamo quindi un lavoro di integrazione di noi stessi con alcuni insegnamenti legati alla breaththerapy e voice healing: una respirazione profonda e consapevole, non solo limitata all'esercizio ma condotta nel quotidiano porta un miglioramento del benessere generale, e con alcune accortezze ci difenderà dai freddi in arrivo con l'autunno inoltrato. Entreremo in contatto con noi stessi in profondo, senza timori, mettendo in pace il nostro essere, utilizzando respiro e brevi vocalizzi, per concludere con il rilassamento con il bagno di suoni.
I nostri allievi garantiscono un sonno migliore nella notte, un'attenzione più facile da raggiungere nel giorno, e forse una vita un poco più lieve. In fondo basta poco per aver cura di sé e volersi bene, e così amare anche di più gli altri.
angelica1212.oneminutesite.it

venerdì 6 ottobre 2017

Ricominciano ai primi di novembre le lezioni all'Uni3 di Pinerolo

L'"università delle tre età":  è l'Uni3, una realtà viva e attiva a Pinerolo.
Ringrazio con affetto la presidente prof. ssa Liliana Rasetti che stimo molto. La ringrazio per l'apertura e la fiducia accordatami in questi anni per aver scelto di affidarmi la conduzione di un corso sicuramente originale e innovativo nella nostra zona. Specialmente per persone spesso non giovani (ma ci sono anche giovani!) e con difficoltà di vario genere che possono, migliorando il respiro e vocalizzando, trovare sollievo ed anche migliorare, oltre ad affiancare cure relative a patologie dell'apparato fono e respiratorio.
In novembre inizia il terzo anno consecutivo delle lezioni di respiro e voce tenute dalla sottoscritta, con sede presso il Seminario vescovile, il mercoledì mattina, con cadenza quindicinale, dalle ore 9,30 alle ore 11,30.
Ho proposto il n. chiuso perché vorrei seguirvi uno ad uno ma chi verrà sarà ben accolto. Raccomando di portarsi calzettoni tappetino e ciò che vi occorre per poter fare un lavoro su di sé semplice ma accurato, anche da seduti se ci sono problemi di deambulazione.
A presto carissime/carissimi allievi. Non vedo l'ora di riabbracciarvi.
Con affetto
Angelica Pons
angelica1212.oneminutesite.it

martedì 3 ottobre 2017

«Questa roba di me è brutta e la cancello»: Invece no.


 «Cancellare qualcosa che esiste è molto dispendioso, spesso inutile e superfluo. Perché quello che esiste si ribella e vuole essere visto e sentito». Vuole tornare a farsi vivo. Molto meglio partire da quello che esiste e chiedere che cosa vuole dirci. E, forse, accettare che la direzione non può essere sempre e solo dettata dalla volontà ma, anche, dalla spontaneità. Quello che viene spontaneo non sempre è da correggere. Spesso è da seguire per comprendere la direzione naturale di crescita.

Sforzarsi e Fluire:
Quello che facciamo con sforzo è retto dalla volontà, quello che facciamo con spontaneità ha la qualità del fluire. «Quando un’attività ha la qualità del fluire appartiene all’essere. Quando ha la qualità dello spingere appartiene al fare. […] Un’attività che per essere svolta richiede una pressione è dolorosa perché […] impone uno sforzo cosciente grazie all’uso della volontà». (A. Lowen
)
Ma… possiamo avere comportamenti spontanei che non vorremmo e comportamenti volontari che invece preferiamo: per esempio possiamo preferire quando facciamo attività fisica o quando riusciamo a smettere di fumare. Come imparare allora a partire dagli aspetti spontanei anziché dalla volontà?

4 step:
1) Osservare quello che c’è senza giudicare.
2) Mettere l’intenzione, con precisione.
3) Esercizio e flusso: imparare dall’esperienza.
4) Seguire il processo: «il cambiamento non è un atto unico ma un processo e quindi dobbiamo ripartire dall’osservare gli avanzamenti e le pause, o anche i ritorni indietro, senza giudicarli ma con l’intenzione di imparare dal processo la direzione verso la quale ci stiamo muovendo».

(cit. N. Cinotti)

«Sì, Sì» «No, No»

… dire è bellissimo, specialmente quando è detto con consapevolezza. Lo è se èvero, e non per far star zitta una persona insistente. Il è meraviglioso - per esempio nelle nozze - perché dichiara l’accettazione che nasce da una scelta.
Spesso non diciamo di no per la paura che questo comporti il non essere amati.
Anche dopo che l'abbiamo detto ce lo rimangiamo, rinunciamo al nostro no perché timore di sentirci in colpa. Il che ne deriva non è accettazione, ma rinuncia. «Il primordiale senso di colpa nasce dal sentire di non essere amati. L’unica spiegazione che un bambino può dare è di non meritarsi l’amore». (cit. A. Lowen)
Con la corenergetica si fanno tanti esercizi accompagnati da “sì” e “no”. Le accompagniamo con esercizi e movimenti perché hanno - così mi pare - una radice corporea. Spesso le persone trovano imbarazzante tornare a quei gesti, a quelle parole, a quei suoni che associano ai bambini. Preferiscono comportarsi da bambini nella vita reale, piuttosto che far crescere la loro parte bambina nella palestrina, o in uno spazio protetto di lavoro su di sè. Eppure l’accettazione significa anche e soprattutto questo: partire da dove siamo e scoprire che possiamo andare in tutto il mondo!
A volte ci sentiamo presi da due correnti opposte. Abbiamo l’impressione che una parte di noi che rema contro, per auto-sabotarci per esempio con una piccola – o almeno apparentemente piccola – dimenticanza. Moltissime volte, almeno per me. Volte in cui ho perso un biglietto aereo, altre in cui ho perso le chiavi  Perché? forse siamo consapevoli del gioco che vogliamo giocare con la volontà ma non siamo consapevoli di quello che vuole la nostra parte che va in ansia. Quella che ripete sempre gli stessi errori. Quella che vorrebbe essere vista ma che ha, anche, paura di mostrarsi.
Così potremmo facilmente dire, in molte occasioni, che ci sono due giocatori. Quello che fa il gioco della volontà e quello che fa il gioco inconscio. E che, spesso, non sappiamo chi gioca meglio. A volte ci sabotiamo con la volontà, altre volte con l’inconscio.
Perché?
I bambini quando giocano da soli fanno parlare i loro personaggi. A volte si raccontano che cosa stanno facendo: c’è una parte più grande che guida un’altra parte che sta crescendo. La parte “grande” ha l'aspetto del genitore interno. «Le regole di quel genitore magari non sono ancora le regole del bambino ma lui le sta introiettando e se le ripete così, dando voce ai personaggi del gioco. O raccontandosi sommessamente cosa deve fare» (cit. B. Cinotti).
Anche per gli adulti è così, solo che questa voce interna è diventato il nostro giudice interiore, spesso molto severo.
C'è ancora un altro aspetto di divisione: spesso separiamo la mente dal corpo. Per essere più produttivi. Per trattare il dolore emotivo che, altrimenti, potremmo temere di non poter sorreggere. Perché mettiamo il  pilota automatico.
Quindi i giocatori - della nostra stessa partita - sono due o anche di più.
Non c’è bisogno di scegliere tra un giocatore e l’altro. Basta essere consapevoli della presenza di entrambi e, soprattutto, smettere di usare l’autocritica per imparare qualcosa di nuovo.
È un metodo che non funziona: è ufficiale
«Costruiamo muri dietro ai quali nascondersi, per proteggerci dall’essere feriti, per tenere dentro il nostro dolore. Sfortunatamente questi muri ci imprigionano». (Alexander Lowen)
Ci imprigioniamo da soli! (continua)
Anzi, per citare "Galline in fuga": «la gabbia è nella nostra testa!» (dice la gallina rossa e ribelle)


lunedì 2 ottobre 2017

Urgenza di discernimento e chiarezza

Per me ora le informazioni passano dal corpo, dal sentire, non solo più dalla mente, anzi quelle della mente le filtro con il corpo. Perché così vedo chiaro. La mente mi ingarbuglia la marea di informazioni e questo produce ansia e mancanza di chiarezza. Ora come con l'acqua limpida e fresca:  non che sia facile e immediato, c'è un sacco di lavoro da fare e che sto facendo su di me, di scavare e setacciare e discernere. Ma quello che mi suscita una reazione di sentire, proprio nel corpo, nel qui ed ora, arriva chiaro ed è bellissimo. Anche doloroso: se non sono aperta ad accogliere non arriva nulla, e non è detto che sia tutto bello, ma fa parte del gioco! Perciò meglio stare aperti, emozionarci e sentire, anche l'acqua gelida di Liguria e il tepore del sole…
Una mia cara amica Irene, art counselor, mi ha proposto di leggere, di padre Miguel Ruiz, "I quattro accordi"… pensavo fossero di musica ed invece sono di vita: gli accordi che possiamo prendere con noi stessi per produrre ed essere armonia.
Mi sono piaciuti molto e ve li trasmetto così come li ho ricevuti, sperando vi siamo utili
1) sìi impeccabile nella parola (come diceva Gesù: «il vostro parlare sia sì, sì, no, no»)
2) non prendere nulla in modo personale (noi per primi trasmettiamo cose che fanno parte della nostra realtà, non di quella altrui, come se parlassimo a noi stessi, quindi faranno così anche gli altri, no?)
3) non supporre nulla (quanti film che ci facciamo per una parola detta o addiritutta immaginata)
4) fai il meglio che puoi (nelle tue possibilità, non esagerare quasi da schiattare)
Vi aspetto giovedì sera per il Novilunio di autunno. Chi ci sarà?
angelica1212.oneminute.it

martedì 26 settembre 2017

A tutti voi l'invito per il Plenilunio

Dopo il buon risultato del lavoro condiviso in occasione dell'Equinozio, approfondiamo e impariamo a conoscere noi stessi ed a prenderci cura di noi attraverso il respiro, il suono e le vibrazioni della propria voce e delle campane tibetane, seguendo i ritmi della natura.
Con Annalisa Zini, laureata in psicologia e naturopata, musicista di campane tibetane.
E con me!
Stesso posto, stessa ora, prenotarsi in anticipo, costi davvero modici!

venerdì 22 settembre 2017

L'arte di trasformare le ferite in bellezza

Abbiamo tutti ferite e segni lasciati dalla vita, dall'esperienza, dal tempo. Fisiche, emozionali, spirituali. C'è chi le maledice, io le ringrazio.
Basta vergognarsi delle ferite e piangersi addosso. Andiamoci dentro. In esplorazione.
Perché è da queste ferite che mi sono formata, è nell'affrontarle e conoscerle che mi conosco, e solo così posso guarire. Questo è il lavoro che ho fatto su di me in anni di corsi, di musica e disegni, di approfondimenti e poi di terapia. Sì. Perché non si può pensare di accompagnare qualcuno se non si conosce la strada. Il sentiero mio l'ho trovato. Ringrazio di cuore i miei insegnanti Carlo Gibello, Valentina Sanna, e poi anche Assunta Bianciotto, e Cristina Raso e anche Lorenza, e tutti coloro che mi hanno insegnato e a volte pure ferito. I miei migliori maestri!
www.scuolalacommedia.it
E' così che nascono opere d'arte, come nella pratica giapponese "Kintsugi" = oro e ricongiunzione: «rompendosi, la ceramica prende nuova vita attraverso le linee di frattura all’oggetto, che diventa ancora più pregiato. Grazie alle sue cicatrici. L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del kintsugi.
Quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadono frantumandosi in mille cocci, noi li buttiamo con rabbia e dispiacere. Eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto».  (cit.) 

… Grazie a Federica Maccari che mi ha dato questo spunto: prezioso!
Quest’arte giapponese prescrive l’uso di un metallo prezioso, oro, argento liquido o lacca con polvere aurea, per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, esaltando le nuove nervature create. La tecnica consiste nel riunirne i frammenti dandogli un aspetto nuovo attraverso le cicatrici impreziosite. Ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui la ceramica si frantuma e delle irregolari, ramificate decorazioni che si formano e che vengono esaltate dal metallo. Conosco anche un modo molto più povero di decorare, utilizzando i gusci rotti delle uova. Sempre parte della cultura orientale.
A proposito, ora mi vado a fare una tisana di tulsi, basilico indiano antiemorragico e pare che aiuti la chiaroveggenza, chissà che cosa scoprirò!
… Ecco, ancora un grazie alla mia amica erborista Serena Castagno che me l'ha trovato, e pure alla mia dottoressa di ayurvedica Cristina Minniti, ematologa, straordinaria persona.

martedì 19 settembre 2017

Quando il cell è il ns miglior amico

Abbiamo il wi-fi nel cervello!

Non se ne parla, ma è un fenomeno mondiale!
Questo problema globale si chiama iper-elettrosensitività: il 2-5% della popolazione è già interessato. Gli studi più recenti riportano ancora più preoccupanti cifre: 11,3% a Taiwan e 8-10% in Germania nel 2010. Non ci sono dati affidabili per la Francia e l'Italia ... il che suggerisce statistiche ancora più allarmanti. Dal 2005 l'ONS riconosce il problema ma non si fa nulla.  
Attenzioe: c'è un campo elettrico naturale sulla superficie della terra creata dalle cariche elettriche presenti nella ionosfera (strato dell'atmosfera costituito da particelle cariche). Ciò comporta una costante elettrificazione dei nostri organismi a causa di un accumulo di cariche elettriche responsabili di sintomi diversi e vari. Inoltre, tutte le funzioni del nostro corpo sono controllate da piccoli impulsi elettrici a bassa frequenza. Infine, siamo costituiti dall'acqua del 70% e quindi ci comportiamo come un formidabile conduttore elettrico.
Le onde son dappertutto, si parla di "elettro-smog".
Sintomi reali: turbe del sonno, turbe cardiache, mal di testa, stanchezza, difficoltà di memoria e concentrazione, calo d'umore, depressione. Alcuni sono più soggetti: queste persone sono   spasmofili. Queste onde dannose abbassano i loro minerali: il calcio, il magnesio e il potassio scambiati con il sodio nelle cellule, dal fenomeno della pompa di sodio/potassio delle membrane. Il potassio è importante perché interviene nelle cellule dell'orecchio interno e nel cervello. Praticamente tutti gli elettrosensibili sono altamente allergici, che possono essere verificati mediante test di allergeni e livelli di eosinofilo nel sangue. E la maggior parte dei casi persone elettrosensibili sono allergiche a molte sostanze: farmaci, pesticidi, erbicidi, metalli pesanti, varie piante e pollini, vespe, api, acari ecc. Sembrerebbe anche che questa sensibilità allergica/elettromagnetica acquisita possa essere trasmessa alla discendenza.
Per limitare i danni:
  • 1. Eliminare le onde elettromagnetiche in casa e sul posto di lavoro per quanto possibile; isolare il contatore elettrico. 
  • 2. Utilizzare il meno spesso e il più a lungo possibile i telefoni cellulari e wireless, e spegnere lo smartphone di notte. 
  • 3. Utilizzare un orologio senza un meccanismo di quarzo la cui emissione elettromagnetica è troppo rigida per le vibrazioni armoniose del nostro corpo. 
  • 4. Indossare calzini in tessuto naturale, calzature con suole in pelle che non isolano dal suolo. 
  • 5. Evitare l'abbigliamento di fibre sintetiche. 
  • 6. Fare rilassamento, esercizi di respirazione in campagna. 
  • 7. Bagnarsi mattina e sera per rimuovere l'elettricità statica dal corpo, camminare sulla rugiada mattutina con i piedi nudi. 
  • 8. Se vivi in città, trovare il dispositivo collegato al pavimento dell'edificio, tenerlo un poco in mano: permette di eliminare l'elettricità statica memorizzata.
Si possono anche utilizzare i minerali per ridurre l'inquinamento elettromagnetico.
Per neutralizzare i telefoni senza fili, terminali wifi, computer portatili o desktop, contatori elettrici e qualsiasi altra fonte di problemi simili, due pietre si distinguono per le loro proprietà, tormalina e shungite:
• La Shungite è dotata di virtù notevoli. La più importante sarebbe quello di proteggersi dall'impatto nocivo delle onde elettromagnetiche. Nel complesso migliora, protegge, neutralizza e rigenera.
• La Tormalina viene utilizzata nell'industria per i suoi effetti elettrici e foto elettrici, grazie alla presenza nella sua struttura di cariche negative e positive perfettamente allineate. Il suo campo magnetico statico naturale attrae la polvere dall'aria.

«In pochi anni, ognuno di certo direbbe che era ovvio e che dobbiamo proteggersi da tutto questo. Ma oggi è come gridare nel deserto» (Dr. Jean-Pierre Willem, da cui è tratta la maggior parte di questo post e che ringrazio personalmente per gli aggiornamenti)

sabato 16 settembre 2017

Coltiviamo il giardino del nostro sé: il piacere di vivere

Proponiamo un'esperienza in sinergia per coltivare il piacere di vivere. Per vivere il cambio di stagione con consapevolezza. Si approfondirà la conoscenza di sé attraverso il respiro profondo; si userà la voce con vocalizzi di suoni tibetani di guarigione (chi non sa cantare è il benvenuto). Si entrerà in contatto con il nostro "femminile" attraverso il movimento e con il bagno di campane tibetane. Il lavoro verrà condotto insieme con Annalisa Zini. 
Vestitevi di rosso e prenotatevi urgentemente.

martedì 12 settembre 2017

A chi mi chiede: per il reflusso?

(mi sono avvalsa di un'icona con didascalie in castigliano, ma si capisce molto bene quello che accade all'interno del nostro tubo digerente in prossimità dello stomaco...)

Alimenti No per il reflusso gastroesofageo

Arancia (e succo o bibita)
Limone (e succo o bibita)
Pompelmo (e succo o bibita)
Mirtilli (e succo o bibita)
Pomodori (e succo o bibita)
Cibi piccanti
Patate in insalata/patatine/purè di patate
Cioccolato
Caramelle
Biscotti al burro/al cioccolato
Cioccolato
Frittelle e cibi fritti in generale
Condimenti grassi
Pasta con formaggio
Panna acida
Gelato
Formaggio molle fresco
Liquori
Vino
Caffè

Alimenti Si per il reflusso gastroesofageo

        Mela fresca, secca, e succo di melaì
        Banana
        Carote
        Cavolo
        Piselli
        Broccoli
        Fagioli verdi
        Patate bollite
        Pane bianco, integrale e di segale
        Riso bianco e integrale
        Cous cous
        Crackers dolci/salati
        Dolci di riso
        Cereali all’avena e alla crusca
        Patate al forno
        Biscotti senza grassi
        Liquirizia
        Carne magra
        Bistecca
        Petto di pollo
        Bianco d’uovo
        Pesce fresco
        Formaggi cremosi senza grassi
        Feta
        Formaggi di capra
        Formaggi alla soia
        Acqua minerale

Lo stress si misura? eh sì!

Il Questionario per sondare la quantità di stress

 

  • 1. QUANTO SPESSO SPERIMENTI SITUAZIONI STRESSANTI?
  • 2. QUANTO SPESSO TI SENTI STANCO SENZA UNA RAGIONE ?
  • 3 .QUANTO SPESSO DORMI MENO DI 8 ORE PER NOTTE?
  • 4. QUANTO SPESSO TI SENTI ANSIOSO O DEPRESSO?
  • 5. QUANTO SPESSO TI SENTI SOPRAFFATTO DALLE COSE O CONFUSO?
  • 6. QUANTO SPESSO SENTI MENO DESIDERIO SESSUALE RISPETTO AL NORMALE?
  • 7. PRENDI PESO CON FACILITA’?
  • 8. SEI A DIETA?
  • 9. SEI ATTENTO ALLA QUALITA’ DEL CIBO CHE MANGI?
  • 10. QUANTO SPESSO DESIDERI CARBOIDRATI (DOLCI O FARINACEI)?
  • 11. QUANTO SPESSO HAI DIFFICOLTA’ DI MEMORIA O DI CONCENTRAZIONE?
  • 12. QUANTO SPESSO HAI MAL DI TESTA TENSIVI, O TENSIONE MUSCOLARE AL COLLO, SPALLE O MANDIBOLA?
  • 13. QUANTO SPESSO HAI PROBLEMI DIGESTIVI, FLATULENZA, REFLUSSO GASTRICO, ULCERA GASTRICA, COSTIPAZIONE O DIARREA?
  • 14. QUANTO SPESSO TI AMMALI O PRENDI RAFFREDDORI O INFLUENZA?



Per ogni risposta negativa = 0
Per ogni risposta "a volte" = 1 
Per ogni riposta "spesso"= 2 
Punteggio da 0 a 5 = basso rischio di stress
Punteggio da 5 a 10 = rischio moderato
Punteggio superiore a 10 = sei sotto stress, sarà meglio fare qualcosa per star meglio


(cit. Cinotti N.) 

sabato 9 settembre 2017

Il vaso di Pandora




Vi racconto una storia fantastica.
C'era una volta Prometeo, un titano, ossia uno dei figli di Urano e Gea, il cui nome vuole dire "colui che prima pensa". Questi, spinto dal desiderio di rendere gli uomini indipendenti dagli Dei e più coscienti di se stessi, ruba con l’inganno il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini.
 Zeus punisce Prometeo incatenandolo ad uno scoglio e facendogli  divorare il fegato da un aquila di giorno, mentre di notte ricresce, così che l'aquila se ne possa cibare anche il giorno seguente (mmh).

Per punire gli uomini, invece, ordinò ad Efesto di plasmare una bellissima ragazza, Pandora (="tutti i doni"), alla quale gli Dei infondono ogni sorta di virtù.
 Ermes, tra gli altri, le aveva donato la curiosità, e venne poi incaricato da Zeus di condurla dal fratello di Prometeo, Epimeteo (="colui che riflette in ritardo").
 Prometeo avvisò Epimeteo di non accettare doni da Zeus, ma lui non ascoltò e sposò Pandora e ricevette anche un misterioso vasod a non aprire, solo in custodia.
 I due vissero per lungo tempo felici e contenti, ma Pandora era curiosa: che cosa c’era all’interno quel misterioso vaso? E un giorno non resistette e lo aprì, seguendo inconsapevolmente l’astuto piano di Zeus. Da esso uscirono tutti i mali del mondo, (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, l’odio, la menzogna, l’avidità, l’accidia ecc.) che si abbatterono sugli uomini.
 Sul fondo del misterioso vaso rimase solo la speranza che uscì per ultima per alleviare le lacrime e la sofferenza dei mali.
La mitologia è come un bellissimo codice di saggezza.
 «Essa nasce dall’uomo ed è scritta dall’uomo, per favorire l’evoluzione e il miglioramento della vita dello stesso» (cit).
Dentro ciascuno di noi custodiamo un vaso come quello di Pandora, dentro cui sono nascosti - perché non ci piacciono e ce ne vergognamo - i dolori e le ferite di queste ed altre vite, con le incomprensioni, i peccati, i vizi, gli errori, come li vogliamo chiamare.
Al contrario del mito sarebbe opportuno aprirlo, ma non da soli: aprirlo con una guida, un poco per volta, sanando, conoscendo, imparando, ripulendo. Trasformando.
Perché sennò si aprirà da solo, forzatamente spinto da una crisi. E allora… boooooommmmmm
Questo mi pare possa essere il significato di una crisi. Se non lo affrontiamo e risolviamo ritornerà ancora e ancora e ancora. Se invece impariamo, faremo un passo avanti nella nostra crescita.
Ho trovato come: con le istruzioni! Facili, non semplici.
Grazie alla http://www.scuolalacommedia.it/

venerdì 8 settembre 2017

La De-Pressione: un'invenzione… reale


Si usò per la prima volta questo termine a metà '800 in un contesto medico: era il periodo storico dei motori a vapore, delle locomotive, di Jules Verne. Fu lì che abbiamo cominciato a confrontare il corpo umano con una macchina con le sue valvole, i suoi pistoni, le sue pressioni e le sue depressioni.

 Si credeva che tutto sarebbe stato risolto in questo modo.

 La pressione diminuisce = il motore rallenta. Per riavviarlo basta "ripristinare la pressione". 

Abbiamo quindi cominciato a vedere la grande stanchezza e la caduta del morale come problemi meccanici.


Charles Baudelaire la definiva lo "spleen" la noia di vivere, termine che unisce il greco e l'inglese (= milza).
Già migliaia di anni fa si parlava di malinconia, tristezza, disperazione.

 Il periodo più pericoloso della vita
, una sensazione definita come "essere alla fermata".

 Questa sensazione è comune. Il periodo tra i 40 ei 60 anni è quello di "illusioni perdute" e la depressione è statisticamente osservata in questa fascia di età, sin cui si sente ancora il "dovere" di avere successo, ma si può già avere l'impressione che non ci si arrivi.
Intorno a sé si vede chi trionfa, con la nostra stessa età e meno talento. Questo può dare un complesso di inferiorità. Inoltre, questa era l'età in cui i problemi obiettivi della vita cominciano ad imporre se stessi. Questo è il momento dei primi problemi di salute.
È anche la menopausa, per le donne. Il periodo che la mia amica Chetty di New York definisce "Krono".

Si iniziano anche ad incontrare le vere sfide con i bambini che crescono e portano grandi preoccupazioni. Con i  genitori che iniziano ad avere veramente bisogno di noi. Spesso accade in questa fase il fallimento professionale o coniugale: è sempre più difficile pensare che il futuro ha buone sorprese per noi che cancellerà tutto!

Un altro punto, molto importante anche se raramente menzionato: fino a 40 anni, possiamo invocare gli "errori della giovinezza" per scusare le sue sciocchezze, le sue debolezze, più o meno serio. Ma dopo 40 anni ... è meno credibile.
Contrariamente agli altri e a sé, non si può più sfuggire troppo dalle proprie responsabilità. Non possiamo più dire che non sapevamo, che siamo stati ingannati dalla inesperienza.
Così, naturalmente, comincia a accumulare il peso del rimorso, la consapevolezza che il tempo dell'innocenza è sicuramente dietro di noi ... È allora una "crisi" dove si perde tutta l'energia, voglia combattere. Si sente svuotato, si pensa che niente ha senso, si perde il gusto delle piccole cose che ci hanno distratto e ci ha dato piacere. Si può perdere il sonno, un gusto per la vita.
Al minimo evento, tutto crolla.
«Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura», dice il grande Dante.
Ho scoperto con mia somma sorpresa che la crisi può essere un'enorme opportunità.

E di questa opportunità vi racconto la prossima puntata!

lunedì 4 settembre 2017

Quanto è difficile dire di no


Tempo fa ho scoperto quanto sia difficile dire di no per alcune persone. Ero già tutta trulla pensando: "come sono brava, per me è facilissimo, anzi!". Poi, riflettendoci, mi sono accorta che a volte sto zitta per non urtare l'altro, per non mettermi troppo in gioco, per quieto vivere. Accetto consuetudini per "finto amore". Rinuncio a me, in cose piccole, ma sì. Alcune abitudini sono come il tacito consenso ad un "si fa come al solito" che in realtà non ho scelto.
Come nel guidare si conoscono già i gesti e si innesca l'abitudine (pilota automatico!) così nella vita.
Se perdiamo l'attenzione però andiamo a sbattere!
Rompere una consuetudine fa bene. Perché così si è più presente e ci si gode di più il momento.
«Perché le cose cambino bisogna cambiare qualcosa» ha detto una nostra stimata insegnante, Benedetta, citando qualche saggio.
Ci sto provando. Anche se so già che ci ricasco, perché la strada vecchia mi dà un'illusoria sicurezza e a volte ci ritorno. Ma ogni piccolo sforzo porterà frutto in sé anche se non so dove porta.
Sarà sempre più facile.
Perché? Le abitudini trasformano il nostro cervello in un groviera: sono buchi.

«L'abitudine ci dà un rassicurante senso di dipendenza che spesso supera la nostra capacità di dire di no e di cambiarla. Dietro a questa difficoltà sta la paura di rimanere esclusi, tagliati fuori, la paura – vecchia compagna – di perdere qualcosa o qualcuno. Così diciamo sì, senza discriminazione a cose che ci toglieranno energia per noi. Diciamo sì alla ripetizione di vecchi schemi. Diciamo sì per principio e un po’ automaticamente, salvo poi pentircene amaramente alla fine della giornata». (cit. N. Cinotti)
Ho trovato una strategia interessante, e ve la propongo.
1.    Dire no come modo di prenderci cura di noi, con compassione. Ripetendo questa abitudine mi rispetto? Oppure serve più all’altro che a me così me lo tengo buono e magari mi vorrà un po' bene? (=elemosina!).
2.    Mi dò il permesso di decidere a a cosa dire no: favori assurdi, lavori gratis… persone che risucchiano, situazioni in cui sto scomodo e che mi condizionano negativamente.
3.    Filtro SI: SCELGO di dire di sì solo alle cose che ci ispirano, alle persone che ci nutrono, ai piani che sostengono e realizzano i nostri sogni e il nostro benessere. Anzi, faccio la lista…
4.    … perché così non cerco scuse: ho delle cose prioritarie, quindi: “no, grazie”
5.    «Immagina il futuro. Se proprio sei in difficoltà prova ad immaginare come ti sentirai dopo aver detto di NO e come ti sentirai dopo aver detto di SI e scegli la situazione in cui ti senti meglio. Puoi anche offrire un compromesso tra la richiesta dell’altro e la tua esigenza: non siamo sempre obbligati!» (cit)

Aggiungo: se scegliamo, se facciamo pulizia, avremo molta più energia.
E anche tempo!
Il tempo è un patrimonio limitato.
Il momento è adesso!

martedì 22 agosto 2017

Quando capita che ci si accorge dopo di qualcosa che si è fatto…

Grazie all'esperienza con la scuola di counselling La Commedia sto accorgendomi di quanta totale inconsapevolezza mi ha accompagnato e tutt'ora fa parte della mia vita… per non parlare di quante volte più o meno volontariamente mi "assento" dalla realtà.
E a voi quante volte è capitato di accorgervi dopo di quello che avevate fatto?
Con le nostre azioni urtiamo, senza accorgercene, i sentimenti di qualcun altro e le conseguenze diventano visibili solo più tardi.
Si chiama "ritardo temporale".
Annebbia la comprensione di come abbiamo contribuito a creare il problema a cui, in seguito, cercheremo di portare rimedio.
La tecnologia virtuale produce inoltre un effetto dis-inibitorio.
Alcune delle nostre abilità sociali si basano sul contatto visivo per cui quando siamo in una relazione virtuale non riusciamo a mantenere attive queste capacità. La nostra struttura neurologica è costruita sulle interazioni facca a faccia e non sulle e.mail o sugli sms o whatsapp. Quando siamo in una relazione reale il nostro cervello legge i messaggi corporei e non verbali e li utilizza per comprendere in maniera più articolata la comunicazione che, come sappiamo è fatta per il 15% di contenuto verbale e per il restante 85% di contenuto non verbale. Se siamo in una comunicazione virtuale il nostro cervello perde la possibilità di leggere questi messaggi ed è meno in grado di stare in un corretto processo di decision making.
La cyber disinibizione comporta che le emozioni vadano fuori controllo. Se siamo irritati, cosa che normalmente riusciremmo a controllare, in maniera virtuale diventiamo invece una furia emotiva. E se questo accade ad un adulto, per un adolescente – che attraversa una fase a basso controllo emotivo – diventa ancora più difficile.
Cosa fare? stacchiamo un attimo: prendersi una pausa prima di inviare un messaggio per "sentire" la persona che lo riceverà e immaginare come è probabile che si senta e quali possono essere le sue intenzioni. Aiutare a sviluppare consapevolezza rispetto ai processi di decisione. Aiutare a rispondere riflessivamente, sono tutti mezzi che possono migliorare l’uso della tecnologia.
E poi direi: incontriamoci, parliamoci, abbracciamoci, litighiamo pure!

martedì 1 agosto 2017

Il nostro secondo cervello: l'intestino


La mia mamma per ogni emozione sgradevole ha una colica. E' talmente sensibile…
Mi è venuto in mano questo schemino molto facile che fa capire quanto è importante il lavoro degli abitanti buoni del nostro intestino. E' immediato anche capire come fare per aiutarli.
Ora che - spero - siamo in vacanza, prendiamocene cura.

Ne approfitto per passarvi una storiella spassosa che mi aveva insegnato… il mio papà! proprio così!

La vera storia del capo

Quando fu creato il corpo umano, tutti gli organi presentarono domanda perché fossero eletti a capo di esso.
Disse il cervello:
Io sono l´intelligenza e trasmetto gli ordini a tutto il corpo ed è giusto che sia io il capo.
Lo stomaco disse:
Io trasformo in energia tutti i cibi, quindi è giusto che sia io il capo.
Le gambe dissero:
Noi sfruttiamo l´energia resa dallo stomaco e muoviamo il corpo, quindi è giusto che siamo noi il capo
Di seguito tutti gli organi presentarono tutte le loro motivazioni piú o meno valide per diventare il capo.
Ma, quando toccó al buco del culo tutti scoppiarono in una grande risata.
Allora il buco del culo indispettito si mise in sciopero e non fece piú lo stronzo, cosí in poco tempo tutto il corpo stava male.
Il cevello divenne febbricitante. Lo stomaco aveva crampi e le gambe non si reggevano piú.
Cosí, prima di giungere alla morte, tutti gli organi decisero all´unanimità che fosse il buco del culo a fare il capo e ricominció a fare lo stronzo.
MORALE:- Non c´è bisogno di un genio per fare il capo, basta che ci sia qualcuno a fare lo stronzo.

Il nostro dialogo interiore: un frullatore!

Sono un'esperta di frullatore di pensieri. Voi no?
Ho scoperto di recente che è una mia difesa! Oltre all'uscire, con la mente e a volte pure con il resto.
Non fa tanto bene.
Valutatiamo le nostre azioni, come un commentatore di calcio. Però i giocatori non sentono, noi sì. E quando questo voce è critica, può essere emotivamente distruttivo.
«Che scema che sono»... appunto!
Spesso ci "molestiamo" anche senza ragione. Ci sfidiamo e alla fine ci congeliamo.
Con i compagni di corso abbiamo definito tutto ciò «il comitato delle stronzate» (cit. Franco).
E più si ascolta la critica che si sta facendo a sè, più si taglia la conversazione intorno. Nel giro di pochi minuti, ci si può sentire così male da lasciare la realtà. Nei giorni seguenti, si ritorna all'episodio e nascono altri sottoprodotti del frullatore: insoddisfazione, rimpianto, rimuginio, lamentela...
Creiamo un nemico dentro di noi.
Possiamo trasformare le nostre emozioni a nostro favore. Possiamo anche esprimere il nostro parere, anche se è diverso da tutti. Il dialogo interiore prende la seguente forma: "Sono contento di aver difeso il mio punto di vista"; "Penso di aver parlato molto chiaro! "; "Non ho perso la faccia"; "Questo è solo un episodio di una serie; ho il diritto di pensare quello che voglio.
Così ci rassereniamo, ci sentiremo più forti all'interno, ci si concentrerà sugli aspetti positivi e saremo più fieri di noi stessi. Facile no?
Penso che mi farò un frullato di frutta. Molto meglio!
angelica1212.oneminutesite.it

lunedì 31 luglio 2017

Caro Amico del blog


Caro Amico, del blog, nuovo o antico, come stai? e le Tue vacanze? spero proprio tutto bene! raccontami di te!!! 
Noi siamo stati qualche giorno al mare ma che bello che è stato... che bello non usare l'orologio, non dover rendere conto a nessuno, sentire e seguire i ritmi naturali e anche, se ci si sveglia, alzarsi presto per fare il bagno nel mare calmo e pulito senza nessuno.... Abbiamo nuotato, cantato, ballato, cucinato pesce, mangiato fuori, partecipato al karaoke e a concerti in spiaggia, camminato e tanto tanto: dormito!
Tutto in 3/4 gg! al ritorno problemi, ma si affrontano.
Presto ripartiamo, già abbiamo preparato ieri sera le valigie, mi aspettano due gg di full immersion al giornale, spero di poter passare ancora a salutare la mia mamma e il mio papà, che hanno gli anni, gli acciacchi e…  le paturnie....
Ti abbraccio con tanto affetto, fammi sapere di te.Ciao carissimo AMICO! bacioni e buona estate

https://www.youtube.com/watch?v=Ol8pdwcPBXE 

martedì 25 luglio 2017

Quando amore è Amore?


Non mi piace litigare on line. Ma qualche volta dire ciò che penso lo sento impellente.
Sono reduce da una discussione in cui donne vittime decantano il grande amore che hanno avuto/dato. L'autodistruzione non è amore.
No, non è amore. Né quello che si esprime con violenza/stupro/stalking/percosse/pretese. Né quello che lo riceve. «Ama il prossimo tuo come te stesso» (Gesù). Se non sono capace di amare me, ccome amerò gli altri? Se l'amore non suscita reciprocità, non entra nel flusso, c'è qualcosa che non funziona. Se alimenta egoismo di chi dà (oh quanto sono bravo!) e di chi riceve (è giusto che mi ami/servi): che amore è?
Mi rispondono: «Eh l'amore che dici tu è ideale». No. E' quello reale. Che parte da me.
Tutti noi abbiamo un sè (inferiore): “mio, mio, mio…”. Anche per colmare dei vuoti, anche in modo apparentemente gentile, generoso, compassionevole.
Ma l’Amore ci spinge: è una forza divina che ci spinge oltre il nostro ego, oltre i limiti del nostro cuore.
Non è semplicemente l'infiammarsi per qualcuno/qualcosa (eros), non è semplicemente l'attrazione sessuale. Non è il sentire più o meno immaginario che vi sgorherà dal cuore leggendo queste parole. E' Altro.
Non è riempire la giornata di fare. Senza essere.
E'.
Quanto è ampio il nostro cerchio di compassione, quanto ci siamo presi onestamente cura del nostro cuore e chi potremmo curare, infine, nella nostra vita?
Mi piace questo brano di Omid Safi e ve lo passo. E ringrazio: non avrei avuto parole più belle.
«Se questo cerchio riguarda solo noi è una forma di egoismo. L’amore ci spinge al di là. L’amore si diffonde oltre, verso la nostra famiglia, i nostri vicini, i nostri amici. Ma non deve fermarsi qui. Allarga il cerchio dell’amore.
Se il cerchio delle tue preoccupazioni riguarda solo una famiglia (la tua): è nepotismo.
L’amore mette il benessere di molte famiglie davanti alla propria. Ma non si ferma qui. Allarga il cerchio dell’amore.

Se il cerchio delle tue preoccupazioni riguarda solo un popolo: è tribalismo.
L’amore può portare insieme popoli che vivono dentro confini immaginari.  Ma non si ferma lì. Allarga il cerchio dell’amore.

Se il cerchio della nostra compassione si ferma ai confini della nostra nazione: è nazionalismo rabbioso.
Invece di essere protetti da un confine nazionale, abbracciamo un’intera comunità religiosa e da lì muoviamoci verso il globale e l’universale: non dobbiamo comunque fermarsi. Allarga il cerchio dell’amore.

Se il cerchio della nostra compassione si ferma ai confini di una comunità religiosa (e non va oltre)
è fanatismo religioso.

Dobbiamo continuare a spingere, approfondire, allargare il cerchio dell’amore. Quando l’amore arriva abbraccia tutta l’umanità senza eccezioni. Quando ogni vita umana, senza distinzioni di genere, colore, ricchezza, nazionalità, credo religioso viene abbracciata ci siamo elevati oltre i ristretti confini dell’egoismo, del nepotismo, del nazionalismo, del fanatismo religioso per arrivare ad un luogo che è degno di noi, degno d’amore.
Eppure non dobbiamo fermarci qui. Allarga il cerchio dell’amore.
Se ci occupiamo solo della vita umana, allora cerchiamo la supremazia dell’umanità. In qualche modo, in qualche forma, dobbiamo arrivare a condividere l’amore con ogni essere senziente. In qualche modo dobbiamo arrivare a vedere che la terra stessa è viva.
Che, sì, le colline sono vive con il suono della musica. E così sono le nuvole, i colibrì, le onde, l’alba, La foglia che cade in autunno, la formica nera che cammina tranquillamente sulla roccia di notte, la neve che cade silenziosamente nel vento.
In qualche modo dobbiamo arrivare a comprendere che siamo connessi. Non possiamo essere chi siamo se la natura non è più ciò che dovrebbe essere. È un cerchio d’amore perché un cerchio finisce proprio dove inizia. Non possiamo amarci se l’amore non ci spinge oltre noi stessi, all’angolo più distante del cosmo, e poi torna a noi. Ma il “noi” che torna non è più l’ego-sé da cui siamo partiti.
In ultima analisi, l’amore ha un mandato: rimanere radicato, fondato, servendo le persone vicine ma andando oltre, verso il globale, l’universale, il cosmo. L’amore rifiuta i confini, li annulla. L’amore cancella le frontiere come le ombre scompaiono nella luce, come la nebbia evapora alla luce del sole. L’amore è divino e l’amore ama tutto ciò che è Dio.  Cioè … Tutto.
Dobbiamo ricordare chi siamo e di chi siamo.
Abbiamo bisogno di ricordare di chi siamo stati, chi siamo, e di chi saremo ancora.
(…) Profondamente dentro di noi c’è una capacità che contiene l’intero universo. È in profondità nei nostri cuori perché è fatta ad immagine del Signore dell’intero universo.
Come diceva Martin Luther King "Se vogliamo avere pace sulla terra, la nostra lealtà deve essere ecumenica piuttosto che nazionale. La nostra lealtà deve trascendere la nostra razza, la nostra tribù, la nostra classe e la nostra nazione; e questo significa che dobbiamo sviluppare una prospettiva del mondo. Nessuno può vivere da solo. Nessuna nazione può vivere da sola, E tanto più cercheremo di farlo, tanto più avremo la guerra in questo mondo"».

venerdì 21 luglio 2017

Carissimi e carissime che mi seguite, vi mando un abbraccio particolare.
Siamo stati ospiti di Casa Carla B&B a Pinerolo http://www.bbcasacarla.it/ da Laura, che gentilmente ospita la sessione estiva dell'Uni3 nel bel giardino e ci offre merenda sotto il gazebo: quella "splendida dozzina" si è messa in gioco sul respiro e sulla voce con coraggio e apertura. Grazie!
Ricordo con le parole del Buddha che "il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza lo è".
Buona estate di trasformazione.
Con i gruppi ed i singoli vediamo in autunno con le lezioni ed i seminari.
Sapete dove trovarmi. Se continuo ad avere ispirazioni positive vi mando qualche cosa ancora qui su questa piattaforma che mi sembra un frisbee o un disco volante: va dovunque l'energia lo mandi.
angelica1212.oneminutesite.it


lunedì 17 luglio 2017

Oggi ho deciso: lascio andare. Che cosa?

(Tree of life - Gustav Klimt)

Lascio decadere la lotta ("Dropping the Struggle"… di Roger Houdsen) per amare la vita che ho.

«SCIALLA!»....
• Sì, lascio andare l'assurdità del voler essere perfetta di cui non sono nemmeno consapevole, lascio il voler riuscire ad essere al livello che il mio sé ideale si è inventato.
Lascio andare, è l'unico modo che ho imparato per uscire dal giudizio.
La vita ha sapore senza che lo cerchiamo, anzi per cercarlo non lo sentiamo più.
Se ci permettiamo di sentirla pienamente  non nella testa ma nella pancia, nel qui ed ora, avrà pienezza di significato.
«Pratica il ricordo del momento presente, ancora e ancora. Desidera stare dove di fatto sei. Per me è la più pregnante esperienza di significato che si possa avere». «Practice remembrance of the present moment, again and again. Be willing to be where you actually are. In my experience, that is the most inherently meaningful experience you can have». (Roger Housden)

• E' facile essere in relazione amorosa con qualcuno se stiamo in amore con noi stessi. Tuttavia...
«Essere soli ha molte sfumature di colore. Posso entrare in una stanza e riconoscere che ogni cosa è piena di vita: il divano rosso, le sedie, il tavolo da caffè con i libri poggiati sopra. Ogni cosa è viva con una presenza di esistenza. Se guardo al mondo con questi occhi – pensai – non sarò mai davvero solo. Appartengo a questa terra nello stesso modo in cui appartiene la quercia del giardino». (Roger Housden, sempre lui).
• Il tempo fa parte di questa vita.
Faccio così fatica ad essere per tempo. Ma se sono nella consapevolezza non c'è fretta e va tutto a posto. Com'è possibile?
«C’è una dimensione della nostra vita che vive nel tempo e un’altra dimensione che vive nella Presenza. Una dimensione di quiete e calma
. È da quest’ultima dimensione che proviene una conoscenza senza parole. Una conoscenza che ci dice cosa è necessario che sia fatto o cosa abbiamo bisogno di dire o che accada in un certo momento».(R.H.)
La conoscenza è degli altri, la saggezza dall'ascolto del Sè. Almeno così mi pare di afferrare. Non deriva dall'accumulare conoscenza.
• "La vita è una lotta"… uh quante volte me lo sono sentita ripetere.
Lottiamo soprattutto con noi stessi. Come se esistere non fosse abbastanza. Ok l'aggressività ma sento che dentro di me c'è una grande, più grande paura: quella di non farcela. E, ancora più profondamente, la paura di non avere nulla da offrire, nulla da dare. È per superare questa paura che cerchiamo di diventare speciali.
È la paura stessa che alimenta la lotta.  Insomma: la paura è roba mia, non esiste davvero, la sto autoalimentando. CONTRO DI ME? ma è cosa da pazzi!
«Sto esprimendo una aspirazione naturale a realizzarmi come persona oppure sto lottando contro la paura di essere un fallimento?»
Sapete che c'è? che non sono speciale. Va bene così!
Mi "accontento" di essere unica… come ciascuno di noi.
Abbiamo dei talenti speciali. Quando li realizzo sto bene. «La nostra vita sta nella realizzazione di queste potenzialità, qualunque queste possano essere» (R.H).
C’è una specie di paura (ANCORA!!!!) dietro al nostro desiderio di miglioramento: è il rifiuto di riconoscere che la vita – e noi stessi inclusi – non è perfetta. È semplicemente imperfetta.
E ora me la voglio assaporare!

martedì 11 luglio 2017

Il selfie e il sé

(questa foto non c'entra ma non ho resistito).
Mi sono disegnata un autoritratto da bambina. Lo ricordo bene, un bell'esercizio di osservazione.
Mi ero fatta due "pomini" rossi spaventosi.
Tutti gli artisti prima o poi affrontano questo tema. Alcuni per scelta, alcuni perché non anno scelta, come la mia amata Frida Kalo. 
Nel 1839 il fotografo Robert Cornelius fu in grado di produrre un dagherrotipo di sé, e fu così il primo a farsi un selfie, termine di uso comune da circa 15 anni.
Sono diffusissimi. Perché?
Forse perché abbiamo bisogno di sentire "mi piace". Infatti il pulsante "mi fai schifo" non c'è.
Ma recentemente hanno proposto oltre al <3 e al sorriso: la faccina che si sbellica dalle risate, quella incazzusa, quella spaventata, quella che piange.
Poco usate/osate. Si può sempre scrivere un commento.
Leggo l'osservazione di una terapeuta di Mindfulness: «le persone che postano foto su foto di loro stessi non sono sempre le più sicure». Questo non lo so e non vorrei entrare nel giudizio, è troppo una tentazione…
Di certo c'è da lavorare su noi stessi, tutti quanti, per stare bene con noi stessi.
Gli altri, amici, familiari, amori… passano. Il lavoro cambia. Tutto passa.
Il libro biblico dell'Ecclesiaste inzia dicendo: vanitas vanitatum, et omnia vanitas (dal latino «vanità delle vanità, e tutte le cose vanità»).
Il nostro sé ce lo portiamo sempre dietro, qualsiasi cosa accada e qualsiasi cosa facciamo.
«La solitudine è un cavallo selvaggio, bisogna imparare a domarlo» (cit. J.G.Angel)
In questi giorni mi è stato ricordato di amare noi stessi. Mi rendo conto di come sia difficile.
Non posso affidare agli altri la stima di me stessa. Specialmente durante le difficoltà.
Non c'è selfie che tenga.

Lodro Rinzler: “Come posso essere a mio agio con chi sono, proprio ora?”«Per me c’è stata una sola risposta. Ho meditato.
Mi sono seduto sul cuscino e ho praticato la meditazione del calmo dimorare. Una delle parole per tradurre meditazione in Tibetano è gom, che significa “prendere familiarità con”. Attraverso la pratica di tornare al respiro, più e più volte, ho imparato a notare come funzionasse la mia mente. Ho preso familiarità con la mia mente, e quindi ci sono diventato amico. Il mio insegnante, Sakyong Mipham Rinpoche, ha scritto un’ottima guida al riguardo “Trasformare la mente in un alleato”.
Attraverso la meditazione impariamo a far pace con la nostra mente. Impariamo a non scontrarci più così tanto con chi siamo. Impariamo ad abbracciarci come siamo, nel momento. Questo è il potere della meditazione, è questo che intendo per amore verso sé stessi.
La prossima volta in cui vi sentite a disagio, osservate la vostra mente. Le relazioni e gli appuntamenti danno un’ampia gamma di reazioni emotive. Non scappate da esse. Restate semplicemente con quello che state provando. Dimorate con quello che siete. Praticate l’amore verso voi stessi».
Oppure andate da un bravo terapeuta, ne conosco un paio… oppure venite alla scuola La Commedia, counseling a mediazione corporea!